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La lettera di Alberto Loi al paziente Sergio: un addio che diventa lezione di umanità

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Ci sono lettere che non raccontano solo un commiato, ma svelano il significato più profondo della cura. Parole che vanno oltre le corsie, i protocolli, i ruoli: diventano gesto, presenza, vita. Alberto Loi, infermiere, ha voluto lasciare un messaggio al suo paziente Sergio nel giorno del suo ultimo turno di lavoro accanto a lui.

Un testo intenso, scritto con il cuore in mano, in cui si fondono la dedizione professionale e la dimensione profondamente umana del rapporto tra chi cura e chi si affida.

Pubblichiamo integralmente questa lettera, che è già diventata testimonianza potente di cosa significhi essere davvero medici, e soprattutto esseri umani.

(Segue il testo della lettera)

Ciao Sergio… oggi è il mio ultimo giorno di lavoro qui…insieme a te!

Le circostanze della vita ci stanno per allontanare, e già mi manchi.

Sarai sempre nel mio cuore e non ci sarà un giorno in cui non ti penserò. Non sarà facile abituarmi alla tua assenza, ma ci devo provare.

Con il cuore a brandelli, ti devo lasciare. È arrivata l’ora di lasciare il porto sicuro e navigare verso un nuovo orizzonte, una nuova meta, un nuovo arcobaleno di colori, una nuova vita, un nuovo progetto.

Anche se non leggerai mai tutto ciò, volevo dirti alcune cose. In questo anno meraviglioso, passato insieme, ho appreso più dai tuoi silenzi, dai tuoi sguardi e dalle tue espressioni, piuttosto che dalle chiacchiere delle persone.

Ti giuro…

Ti ho assistito come meglio ho potuto, creduto, appreso durante la mia esperienza professionale. Non avrei potuto fare di meglio.

Ti ho cambiato il pannolino tante di quelle volte… ti ho scombinato i capelli altrettante volte, ti ho accarezzato, ti ho stretto la mano sempre! Sia nei momenti belli che brutti. Ti ho dato un numero imprecisato di baci sulla fronte, ti ho abbracciato fortissimo.

Ho sempre fatto di tutto per farti stare bene.

Ho scoperto tante cose di te. Ad esempio, un amore innato per la musica classica e in particolare Bach, per violoncello solo. Mi bastava farti sentire la prima suite… per farti abbassare la frequenza cardiaca, farti rilassare e addirittura dormire.

Certo è anche vero che ti sei dovuto subire  per un anno intero le mie sfuriate con il solfeggio ma anche le prime due suite di Bach… che ho studiato intensamente.

Voglio ringraziare di cuore… il papà e la mamma di Sergio: Giovanni e Cinzia.

Grazie per la fiducia che mi avete dato.

Grazie per aver affidato la vita di vostro figlio Sergio nelle mie mani.

Grazie per avermi fatto sentire parte della vostra famiglia.

Grazie… per avermi trattato come un figlio.

Grazie… per non avermi fatto mancare nulla.

Ti sto per lasciare Sergio. Ti lascio ai miei colleghi che spero continueranno a prendersi cura di te così come ho fatto io. Senza limiti, senza barriere, senza pregiudizi, in maniera spropositata e incondizionata. E anche se non mi vedrai e non sentirai più la mia voce, pensami come un arcobaleno di note musicali…le stesse che ti ho fatto ascoltare continuamente.

Sergio, sono stato un buon compagno di viaggio? So che non avrò mai una risposta, ma voglio credere sia così

Perché per me… sei stato, sei, e rimarrai sempre un ragazzino meraviglioso.

Ti voglio bene

Ciao Sergio… scusami se ti lascio così…

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Redazione

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