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SP 60, cronaca di un disastro annunciato: il ribaltamento perfetto e le profezie (purtroppo) avverate

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Ci sono voluti esattamente sedici giorni. Sedici giorni dall’avvio dello storico cantiere dell’11 maggio per dimostrare che la “viabilità quantistica” pensata per la SP 60 non era un piano infallibile, ma l’inizio di un’epopea farsa. Stamattina, intorno alle 8:15, il destino ha deciso di servire la realtà su un piatto d’argento: un autocarro si è ribaltato, ha abbattuto il muretto di delimitazione e ha occupato l’intera carreggiata in direzione Ragusa-Santa Croce.

Fortunatamente il conducente sta bene. Chi sta decisamente meno bene sono le centinaia di automobilisti rimasti intrappolati nell’ora di punta in una colonna chilometrica, costretti a fare inversione e a fuggire verso la SP 36 Grassullo, per poi infilarsi dritti nel “collo di bottiglia” della SP 25 Marina-Ragusa. Lì dove, per non farsi mancare nulla, ci sono altri due cantieri aperti. Risultato? Oltre mezz’ora di ritardo per arrivare al capoluogo. Un trionfo della logistica iblea.

E nella trazzera ex SP 110? Il caos perfetto

Mentre la SP 60 si paralizzava, l’effetto domino ha colpito la famosa ex SP 110 Magazzè-Spinazza. Proprio quella trazzera che, secondo i calcoli dei geni della Provincia, doveva garantire un “ritardo fisiologico di appena 4 minuti”. Stamattina, su quella lingua di asfalto scassato e senza margini, si è formata una coda chilometrica.

Praticamente, lo scenario dei nostri editoriali che andiamo denunciando da settimane si è materializzato in poche ore. Le due macchine che non passano contemporaneamente, i crateri sull’asfalto e l’impossibilità di manovra hanno trasformato la deviazione in una trappola per topi. Stamattina la pulizia delle erbacce tanto decantata dall’amministrazione è servita a una sola cosa: a far vedere meglio agli automobilisti fermi in coda la profondità delle buche.

Scenario da brivido: e se ci fosse stata un’emergenza?

Ma oltre l’ironia, c’è un risvolto che fa tremare i polsi. Proviamo a fare un esercizio di immaginazione, applicando la meravigliosa viabilità del Sindaco-Consigliere provinciale Peppe Dimartino a una situazione reale.

Immaginiamo che stamattina, alle 8:15, in mezzo a quel caos di lamiera e muretti abbattuti, un cittadino di Santa Croce fosse stato colpito da un infarto acuto. O da un trauma grave. L’ambulanza del 118 parte a sirene spiegate verso l’Ospedale Giovanni Paolo II di Ragusa, l’unico ad avere l’Emodinamica e l’Ortopedia d’urgenza.

Cosa fa il mezzo di soccorso? Sale dalla SP 60? No, c’è il senso unico obbligatorio (e stamattina pure un camion di traverso). Allora devia sulla ex SP 110. E cosa trova? Una colonna chilometrica di auto intrappolate tra le buche. Come fa l’ambulanza a superare le macchine se la strada è così stretta che due utilitarie si toccano gli specchietti? Come fa a fare lo slalom se i margini della carreggiata sono distrutti?

Il conducente avrebbe dovuto chiedere aiuto alle pecore in transumanza per spostare le auto? I medici avrebbero dovuto completare un’intubazione o un massaggio cardiaco mentre il mezzo saltava sui crateri dell’asfalto a passo d’uomo? Con la SP 25 bloccata dai cantieri e la trazzera paralizzata, quell’ambulanza sarebbe diventata un’isola deserta. Stamattina la “Golden Hour” si sarebbe trasformata in un’ora di agonia burocratica.

Chi non ha fatto i compiti a casa?

Mentre il Sindaco e il Deputato continuano a infondere una serenità puramente teorica, la realtà ha presentato il conto. Il piano d’emergenza della viabilità provinciale è semplicemente inesistente. Non si possono aprire cantieri ovunque, istituire sensi unici punitivi per i santacrocesi e sperare che la fortuna diriga il traffico.

Oggi è stato un autocarro. Domani potrebbe essere un trattore in avaria o un gregge di capre testarde. Gestire il territorio richiede pragmatismo, non rassicurazioni. Altrimenti, l’antico detto non sbaglia mai: «U picciottu p’un fari un passu, n’ha fari tri». Solo che stavolta, a furia di allungare i passi e i percorsi, rischiamo che qualcuno non arrivi mai a destinazione.

Tanto, chi vivrà vedrà. Sempre che l’ambulanza riesca a passare.

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