

Cento commensali attorno a un’unica tavola nel chiostro di San Francesco all’Immacolata. Con la tappa di Comiso si è concluso venerdì sera il ciclo 2026 di “100 a Tavola”, il progetto che ha attraversato il territorio ibleo mettendo in relazione cucina d’autore, luoghi della memoria e patrimonio monumentale. A firmare il percorso gastronomico lo chef Lorenzo Ruta, protagonista di una serata che ha trasformato uno degli spazi più suggestivi della città in un insolito luogo di convivialità. Dopo gli appuntamenti di Modica, ai piedi del Duomo di San Giorgio, e di Ragusa, nelle latomie di Cava Gonfalone, il format ha scelto Comiso per il suo atto conclusivo, confermando l’idea alla base dell’iniziativa: portare la ristorazione fuori dai luoghi abituali e costruire ogni cena intorno all’identità e alla storia dello spazio che la ospita.
Nel chiostro francescano, il lungo tavolo apparecchiato per cento ospiti ha dato ancora una volta forma al principio che accompagna il progetto, “La Cucina è Cultura”, con il piatto pensato non come elemento isolato ma come parte di un racconto più ampio fatto di architettura, tradizioni e memoria collettiva. Ad accompagnare la serata anche la musica di Fiammetta Poidomani, che ha contribuito a costruire l’atmosfera della cena e a scandire i diversi momenti dell’esperienza nel chiostro.

A sottolineare il senso dell’iniziativa è stata Sabrina Gariddi, intervenuta per Sun Hub, la società che ha curato l’organizzazione del ciclo. La scelta delle location, ha ricordato, è stata uno degli aspetti centrali e più impegnativi del progetto: l’obiettivo era individuare luoghi belli ma soprattutto inconsueti, non abitualmente destinati a momenti conviviali, nei quali la cucina fine dining potesse diventare uno strumento per raccontare il territorio. Una scelta che a Comiso ha trovato una cornice particolarmente significativa nel complesso di San Francesco all’Immacolata, luogo ricco di storia e fortemente legato alla memoria della città.
A restituire al chiostro una dimensione ancora più intima è stata la sindaca di Comiso, Maria Rita Schembari, presente tra gli ospiti istituzionali. Prima della cena ha condiviso alcuni ricordi personali, raccontando di essere nata e cresciuta a poche centinaia di metri dal convento e di avere frequentato quegli spazi sin dall’infanzia. Il suo intervento ha evocato i giochi da bambina, gli incontri organizzati dai frati, i piccoli premi fatti di quaderni, penne e matite e perfino il timore che le incuteva allora un crocifisso incontrato lungo il percorso verso il saloncino. Ricordi privati che, condivisi con i commensali, hanno finito per intrecciarsi con la storia monumentale del luogo, restituendo l’immagine di uno spazio che per molti comisani non è soltanto patrimonio artistico, ma parte della propria biografia. Schembari ha quindi invitato gli ospiti a proseguire idealmente la serata andando alla scoperta della città e delle sue diverse stratificazioni storiche.
Anche il menu dello chef Lorenzo Ruta è stato costruito cercando un dialogo con il contesto e con sapori riconoscibili, rielaborati in chiave contemporanea. Dopo il benvenuto dello chef, il percorso è entrato nel vivo con una terrina di pesce con salsa al Marsala e una stigghiola accompagnata da carpaccio di ricciola, seguite dal cannellone di carne con fonduta di parmigiano e spinaci. Come secondo è arrivato il maialino con fave, quindi una sfera di limone e mandorla come pre-dessert e, in chiusura, il buffet di dolci curato dal maestro pasticcere Andrea Giannone. Ruta ha spiegato di avere lavorato anche in questa occasione partendo dalla tradizione e dal confronto con chi vive il territorio, scegliendo preparazioni e materie prime familiari e traducendole attraverso un linguaggio gastronomico più attuale.
Con Comiso si chiude così un’edizione che ha portato la stessa tavola ideale da Modica a Ragusa fino al raccoglimento del chiostro francescano comisano. Un itinerario che ha utilizzato l’enogastronomia come chiave di accesso ai luoghi, cercando di restituirli per una sera a uno sguardo diverso. Cucina, architettura e musica hanno contribuito insieme a costruire un’esperienza nella quale ogni elemento è diventato parte del racconto del territorio.

Ed è probabilmente questa l’immagine che resta dopo l’ultima cena: cento persone riunite in un luogo carico di storia e chiamate, attraverso il cibo, a guardarlo di nuovo. La conclusione di “100 a Tavola” diventa così non soltanto il bilancio di un ciclo di appuntamenti, ma quello di un progetto di narrazione territoriale nel quale la cucina ha provato, concretamente, a farsi cultura.
Credito fotografico: Paola Licciardello