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Si punta sul cellulare per risalire all’identità del cadavere della donna ritorvato al campo sportivo

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Un vecchio cellulare. Di quelli che non hanno la possibilità di collegarsi a internet e che non hanno nemmeno la fotocamera incorporata. Un oggetto che sul mercato non vale più di una ventina di euro ma che potrebbe essere la chiave per fare luce sul ritrovamento del cadavere della donna, rinvenuta venerdì scorso nei pressi dello stadio comunale. Dopo l’autopsia effettuata lunedì scorso dal medico legale Francesco Coco, che ha cambiato completamente le prospettive, gli inquirenti lasciano aperte tutte le piste: incidente, morte naturale o omicidio. Ma a rendere ancora più complicate le indagini dei carabinieri, dirette dal sostituto procuratore della repubblica, Serena Menicucci, il fatto che non ci sia alcuna denuncia di scomparsa, compatibile con le caratteristiche fisiche del cadavere. L’unico elemento che potrebbe rivelarsi determinante è appunto il cellulare dal quale infatti si spera innanzi tutto di potere recuperare le impronte digitali che non è stato possibile prelevare dal cadavere ma, cosa ancora più importante, gli inquirenti potrebbero riuscire a leggere un numero di telefono, o un sms che potrebbe rivelarsi fondamentale per dare una svolta alle indagini. L’apparecchio elettronico, inviato al Ris di Messina per il recupero delle impronte, insieme ai trenta reperti individuati sul luogo dove il cadavere è stato trovato, sarà inviato nei prossimi giorni a Roma, al reparto scientifico dell’Arma, per essere immerso in una vasca ultrasuoni, sperando nel recupero della funzionalità della sim, da cui attingere alla rubrica telefonica, al registro delle chiamate, effettuate o ricevute poco prima del decesso ed a tutti i tabulati connessi all’apparecchio. Ma dalla sim sarà anche possibile risalire anche all’identità dell’intestatario della stessa scheda. Il telefonino, che al momento è inutilizzabile, potrebbe essere “riparato” dagli stessi militari del reparto scientifico, che potrebbero addirittura acquistare un nuovo apparecchio uguale a quello trovato vicino al cadavere, per sostituire i pezzi nuovi contenuti nel nuovo apparecchio con quelli non più funzionanti.

Fonte: La Sicilia

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