
Venerdì 13 marzo l’intera comunità scolastica dell’Istituto Comprensivo Psaumide di Santa Croce Camerina, si è ritrovata per celebrare la tradizionale cena di San Giuseppe, un rito antico che unisce fede e solidarietà. L’evento ha visto la partecipazione di famiglie e visitatori giunti da più parti, riuniti per onorare il santo attraverso l’allestimento delle monumentali tavolate. Questa ricorrenza è fondamentale per il nostro paese, perché rappresenta non solo un atto di devozione ma il momento in cui la comunità riafferma le proprie radici e il dovere dell’accoglienza. Varcando la soglia della scuola del plesso “Dieci aule”, aperto al pubblico per l’occasione, lo sguardo viene subito catturato dalla tavolata imbandita: altari di abbondanza ricoperti da tovaglie bianche ricamate a mano, ma i protagonisti assoluti sono i pani decorati, vere sculture di farina che riproducono simboli sacri (il bastone del santo, la corona…). L’aria intorno alla tavola è densa dei profumi della tradizione dalle polpette, al baccalà fritto ai dolci, al profumo dei finocchi appena raccolti. L’atmosfera è vibrante un mix di sacro silenzio e festosa convivialità.
Io quest’anno ho avuto l’onore di vivere la festa da una prospettiva privilegiata, quella del ruolo della Madonnina seduta al tavolo principale insieme al San Giuseppe e al bambinello Gesù; ho sentito su di me “il peso” e la bellezza di tutta questa tradizione. Ricevere il cibo del rituale, osservare la devozione negli occhi di chi ci serviva e sentire il calore della folla che sfilava davanti a noi è stata un’emozione travolgente. Essere parte attiva del quadro della sacra famiglia è un’esperienza spirituale profonda. Questa insolite giornata di scuola con i miei compagni e le maestre, la mia famiglia che mi ha sostenuta con affetto, ha permesso di capire che questo evento non è solo sfarzo, ma un vero atto d’amore collettivo. E’ un momento unico che dà lezione di umiltà e rafforza il valore della condivisione. Uscendo dalla cena mi è rimasto addosso il profumo del pane fresco e nel cuore la certezza che finché ci sarà modo di onorare queste tradizioni, la nostra identità rimarrà viva e forte!
Carla Distefano Quinta E scuola Primaria
