Chi è causa del suo mal pianga se stesso. Il centrodestra siciliano ha riscoperto l’antico vizio di farsi la guerra da solo, e i risultati del primo turno sono un bollettino di guerra. Prima del voto, la coalizione che sostiene il governatore Renato Schifani amministrava ben 11 dei 17 grandi Comuni al voto nell’isola. Oggi? Resta con appena 4 sindaci certi.
La colpa è tutta di un centrodestra afflitto da divisioni, veleni e polemiche intestine. Ne approfitta il centrosinistra, che esulta: guidava tre cittadine e ora si ritrova al governo in cinque centri chiave, tra cui Marsala, Termini Imerese, Floridia, Lentini ed Enna. Il caso di Enna vale doppio: sottratto alla destra malgrado il neo sindaco Mirello Crisafulli abbia corso senza il simbolo del PD e senza i 5 Stelle. Una disfatta totale che provocherà durissimi contraccolpi anche all’Ars a Palermo.
🍋 𝐈𝐥 𝐜𝐚𝐬𝐨 𝐈𝐬𝐩𝐢𝐜𝐚: 𝐥’𝐢𝐬𝐨𝐥𝐚 𝐟𝐞𝐥𝐢𝐜𝐞 (𝐬𝐢 𝐟𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐝𝐢𝐫𝐞) 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐬𝐮𝐧𝐢𝐨𝐧𝐞
Il perfetto riassunto di questo caos regionale si è visto a Ispica, unico centro della provincia di Ragusa al voto. Qui il centrodestra è riuscito in un’impresa storica: presentare due candidati diversi, farsi la guerra in casa e regalare il pass per il ballottaggio agli avversari.
La trama ispicese è degna di una commedia degli equivoci. L’ex sindaco uscente Leontini, mandato a casa prima del tempo da una mozione di sfiducia di Angelo Galifi, cosa fa? Appoggia proprio Galifi! Ma i cittadini non hanno l’anello al naso. Galifi si ferma all’ultimo posto con il 14,61% dei voti (1.292 preferenze).
I conti sono facili facili: unito, il centrodestra a Ispica avrebbe superato il 30% dei voti e oggi racconteremmo un’altra storia. Invece, si va al ballottaggio. In testa c’è Pierenzo Muraglie (vicinissimo a Ignazio Abbate) con il 35,59% (2.971 voti). Dietro di lui insegue Serafino Arena, sostenuto da un minestrone che unisce 5 Stelle, Verdi e Controcorrente, al 19,65% (1.738 voti). Terzo Paolo Monaca (PD e Sud chiama Nord) con il 17,34% e quarto Tonino Cafisi (Fratelli d’Italia) con il 14,81%. La lezione di Ispica è identica a quella regionale: imporre i candidati dall’alto, magari senza che la gente si fidi davvero, porta dritti al disastro.
🔮 𝐈𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚𝐠𝐢𝐨 𝐭𝐫𝐚 𝐮𝐧 𝐚𝐧𝐧𝐨: 𝐥𝐞 𝐩𝐚𝐠𝐞𝐥𝐥𝐞 (𝐬𝐚𝐭𝐢𝐫𝐢𝐜𝐡𝐞) 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐃𝐞𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐚 𝐑𝐚𝐠𝐮𝐬𝐚 𝐞 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐚 𝐂𝐫𝐨𝐜𝐞
Questo terremoto politico è solo l’antipasto di ciò che accadrà tra dodici mesi. Tra un anno esatto si voterà a forse a Ragusa e sicuramente a Santa Croce Camerina e negli altri 10 comuni iblei. Questo lasso di tempo servirà ai partiti per ricostruire la propria immagine, perché chi è convinto di vincere anche senza le forze di coalizione prenderà un abbaglio gigantesco.
Le grandi manovre per il futuro sono già iniziate, e l’attenzione è tutta sui partiti di centrodestra, che sembrano fare a gara a chi si fa più male da solo:
• 𝐅𝐫𝐚𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢 𝐝’𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 (𝐈 “𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐬𝐭𝐢” 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐚 𝐅𝐢𝐚𝐦𝐦𝐚): In provincia si muovono con la grazia di un elefante in un negozio di cristalli. Rigidi, ideologici e allergici al dialogo. Vogliono imporre i loro uomini ovunque con un’arroganza d’altri tempi. A guardarli bene, sembrano i vecchi comunisti dello stampo più duro: o si fa come dicono loro, o sei un nemico della patria. Continuando con questa simpatia travolgente, tra un anno l’unica cosa che riusciranno a isolare sarà la loro stessa percentuale di voti.
• 𝐅𝐨𝐫𝐳𝐚 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 (𝐋𝐚 𝐁𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐀𝐝𝐝𝐨𝐫𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐧𝐞𝐥 𝐁𝐨𝐬𝐜𝐨): Tutti in provincia si chiedono se esista ancora o se sia un mito mitologico. Aspettano che l’onorevole Minardo si svegli dal letargo e batta un colpo per dare una fisionomia e un’identità a questo fantomatico partito. Dovrebbero rappresentare l’area moderata e riflessiva della coalizione. Al momento, però, riflettono così tanto che sembrano immobili, come statue di sale in cerca di una bussola.
• 𝐋𝐚 𝐧𝐚𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 “𝐃𝐈𝐀” (𝐋’𝐀𝐫𝐦𝐚𝐭𝐚 𝐌𝐨𝐧𝐨𝐜𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐝𝐢 𝐀𝐛𝐛𝐚𝐭𝐞): Scordatevi la vecchia Democrazia Cristiana. Ormai in provincia lo scudocrociato ha cambiato sigla ed è diventato la Democrazia Ignazio Abbate (DIA). Un partito a marchio unico, guidato da un uomo solo al comando. Dopo la sonora boccata d’aria fresca – leggi “bocciatura” – subita da Abbate alla Regione, la DIA ha deciso che l’alleanza a destra non va più di moda. Ora è prontissima a saltare la barricata e a dare sostegno al campo largo a Ragusa e Santa Croce. Un voltafaccia da manuale che ha fatto venire il mal di testa a tutta la vecchia coalizione.
• 𝐋𝐚 𝐋𝐞𝐠𝐚 𝐞 𝐢𝐥 𝐆𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐕𝐚𝐠𝐚𝐧𝐭𝐞: Il partito di Salvini in provincia di Ragusa è come i soldi nel portafoglio a fine mese: non esiste. Per provare a esistere, stanno tentando di costruire qualcosa attorno alla figura del Generale Vannacci. Al momento, però, il Generale sembra aver perso l’orientamento nelle campagne iblee ed è ancora in fase di faticoso posizionamento.
🥊 𝐈𝐥 𝐆𝐫𝐚𝐧𝐝𝐞 𝐑𝐢𝐛𝐚𝐥𝐭𝐨𝐧𝐞: 𝐢𝐥 𝐜𝐥𝐢𝐞𝐧𝐭𝐞𝐥𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐒𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚
Mentre a destra si volano gli stracci, a sinistra il “campo largo” sta trovando la quadra per risultare vincente. L’asse tra Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi Sinistra, Controcorrente e Sud Chiama Nord assieme al PD è in netta crescita.
C’è un dettaglio fondamentale che la destra sta fingendo di non vedere: con la politica puramente clientelare che sta portando avanti, il centrodestra non sta facendo altro che mettere le basi per una clamorosa vittoria del campo largo. Pensano di comprare il consenso con i soliti metodi, ma stanno solo preparando la propria fossa politica. Se tra un anno, nei comuni della provincia al voto, a questa armata progressista si unissero per convenienza anche Forza Italia e la “DIA” di Ignazio Abbate, la partita finirebbe prima di cominciare. Per Fratelli d’Italia e per i suoi rappresentanti più illustri si aprirebbero le porte di casa.
Ma c’è un messaggio fondamentale che deve fare la vera differenza in questa storia, ed è bene che tutti lo tengano a mente da qui al prossimo anno: per quelli che hanno perso in questa tornata elettorale, non è assolutamente il caso di prendersela. I fatti dimostrano, ieri come oggi, che chi perde può sempre andare dalla parte di chi vince e salire sul carro dei vincitori. La morale della favola politica nostrana è sempre la stessa: la coerenza è un lusso per pochi, il salto della quaglia è una certezza per molti.
Dopotutto, come recita il saggio e intramontabile proverbio siciliano per questi professionisti del trasformismo: “𝙑𝙖’ 𝙪𝙣𝙣𝙞 𝙪 𝙫𝙚𝙣𝙩𝙪 𝙫𝙤𝙩𝙖 𝙚 𝙡𝙖 𝙘𝙖𝙢𝙢𝙞𝙨𝙖 𝙢𝙪𝙩𝙖” (Va’ dove gira il vento e cambia la camicia). La resa dei conti a Ragusa e Santa Croce è già iniziata.