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Una multinazionale mette le mani sulla spiaggia di Randello? In corso accertamenti della Polizia

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Sabato 7 giugno, personale del Comando della Polizia Municipale di Ragusa ha effettuato un sopralluogo in contrada Randello (territorio di Ragusa ma geograficamente più vicino a S.Croce), luogo in cui erano stati segnalati dei lavori edili sulla omonima spiaggia. Il sito interessato è raggiungibile dall’ingresso principale della “forestale”, sulla strada provinciale S.Croce Camerina–Scoglitti. Giunti sul posto gli operatori della Polizia Municipale accertavano sulla spiaggia, a ridosso delle dune, la messa in opera di una platea in legno delle dimensioni di metri 10 x 9, su cui si trovavano depositati dei pilastri e travi in legno. All’atto dell’accertamento i lavori erano sospesi e non c’erano operai. Sul sito non c’era il prescritto cartello indicante gli estremi dei titoli autorizzativi. Seguendo a ritroso le tracce sull’arenile, in direzione Scoglitti, si giungeva fino ad uno slargo di proprietà privata. E’ tuttora in corso l’attività della Polizia Municipale volta ad accertare eventuali violazioni di legge. Un folto gruppo si è costituito sui social network denominato “Giù le mani dalla spiaggia di Randello” (https://www.facebook.com/events/738702329514445/?fref=ts) per esercitare pressione sugli enti che hanno autorizzato l´intervento e chiedono con forza controlli stringenti su quanto sta accadendo. La questione è stata affrontata anche dal Laboratorio politico, Lab.2.0, che ha sollevato il caso in questi giorni. Secondo l’associazione una multinazionale sta allestendo una spiaggia privata con gazebo e manufatti in legno sull’arenile. Dice Livio Tumino: “Al momento ci risulta che le uniche autorizzazioni pervenute siano da parte del Corpo Forestale e dalla Sovraintendenza. Non abbiamo notizie da parte dell’Ufficio Periferico del Demanio Marittimo né dal Comune. Tra l’altro il Comune nemmeno possiede un piano di utilizzo del demanio marittimo che consenta la costruzione su quest’ultimo di stabilimenti balneari. Sembra assurdo pertanto che i lavori siano iniziati, tra l’altro senza l’esposizione del Tabellone di cantiere dal quale si devono evincere gli estremi autorizzativi. E’ nostra ferma convinzione che aldilà delle dimensioni dell’intervento antropico, sia necessario evitare pericolosi precedenti. E´ palese che tale concessione favorisce soltanto la società multinazionale senza nulla portare alla collettività e che al contempo arreca grave danno al già fragile ecosistema” .

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