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Santa Croce: il “Buonassera” del fallimento e il “Bidone” regionale

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A Santa Croce Camerina la sociologia si studia direttamente sull’asfalto, tra una sgommata difensiva e un bando perso. Mentre la narrazione ufficiale dipinge un paese da cartolina, la realtà ci regala un brivido che non è merito della brezza marina.
Il Paradosso di via Rapisardi: Quel “Buonassera” che pesa come un macigno
L’episodio di via Rapisardi non è un semplice aneddoto di cronaca, ma il manifesto del nostro fallimento sociale. Il caso è esploso su Facebook, attraverso lo sfogo amaro di una cittadina che ha descritto un mattino di ordinaria follia: un individuo che, alle 11:00, si avvicina alla sua auto sussurrando un inquietante “Buonassera!” mentre cerca di forzare la portiera.

Non è solo un errore di fuso orario: è un atto di appropriazione del territorio. Il post ha scatenato un coro di commenti tra il rassegnato e l’esasperato, con donne che confessano di non sentirsi più sicure nemmeno per andare dal dottore o a fare la spesa. Quel saluto, pronunciato con un sorriso di sfida, urla una verità amara: lo spazio pubblico non appartiene più ai cittadini. Se per andare in farmacia non basta il portafoglio, ma serve la prontezza di riflessi di un pilota per scappare in tempo, il contratto sociale è ufficialmente scaduto. Siamo passati dai “giochi senza frontiere” della sopravvivenza urbana alla vita da “scappati di casa”, dove la sicurezza è diventata un optional per chi ha i nervi d’acciaio.

𝐈𝐥 𝐖𝐞𝐥𝐟𝐚𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐒𝐛𝐚𝐥𝐥𝐨 𝐞 𝐢𝐥 𝐌𝐚𝐫𝐤𝐞𝐭𝐢𝐧𝐠 𝐝𝐞𝐥 “𝐒𝐨𝐥𝐞”
Mentre lo Stato arretra tra un “Buonassera” e l’altro, il mercato parallelo avanza. In Piazza degli Studi e via Caucana lo spaccio è diventato un servizio h24, una sorta di welfare di strada che non conosce ferie. L’illegalità è così ordinaria da integrarsi nel decoro urbano: i controlli latitano, i clienti no. È la politica del “lasciar fare”, mentre sui social si celebra ogni lampadina cambiata come la scoperta della luce elettrica.

𝐒𝐢𝐜𝐢𝐥𝐢𝐚 𝐜𝐡𝐞 “𝐧𝐨𝐧” 𝐩𝐢𝐚𝐜𝐞: 𝟐𝟎𝟎𝐞𝐬𝐢𝐦𝐢 𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐚𝐦𝐦𝐞𝐬𝐬𝐢
E se la sicurezza scarseggia, la programmazione amministrativa non sta meglio. La Regione Siciliana ha pubblicato la graduatoria del bando “Sicilia che Piace 2026” e per Santa Croce è stato un risveglio amarissimo. Il progetto “Sapori in Festa” non è stato solo bocciato: è stato dichiarato “non ammissibile” con un punteggio di 39. Siamo finiti al 200esimo posto.
Tradotto per i non addetti ai lavori: 20.000 euro evaporati. Soldi che avrebbero dato ossigeno ad attività produttive e commercianti. Quando i finanziamenti arrivano, i meriti si sprecano; quando si perdono clamorosamente, la colpa di chi è? La realtà è che i bandi non si vincono con la propaganda, ma guidando gli uffici. Restare fermi mentre gli altri comuni investono è una responsabilità politica che pesa su tutta la comunità.

𝐏𝐚𝐥𝐚𝐳𝐳𝐨 𝐝’𝐈𝐧𝐯𝐞𝐫𝐧𝐨 𝐞 “𝐓𝐮𝐭𝐭𝐢 𝐩𝐚𝐳𝐳𝐢 𝐩𝐞𝐫… 𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐃𝐢𝐦𝐚𝐫𝐭𝐢𝐧𝐨”
In vista delle elezioni, il clima è surreale. Al Comune, la lista Fratelli d’Italia (alias “CambiaVerso”) sembra convinta di aver ereditato il Palazzo per diritto divino, trattandolo come una proprietà privata. Il Sindaco e i suoi fedelissimi seguaci, ormai saldamente incollati a poltrone che sembrano diventate ortopediche per quanto sono comode, si muovono tra le stanze del potere con la disinvoltura di chi pensa che lo sfratto non sia contemplato dal codice civile. Guai a chi tocca il giocattolo o disturba il manovratore mentre è impegnato a curare l’estetica del Palazzo, dimenticando che fuori le mura la realtà morde.
Dall’altra parte, il cantiere del nuovo campo largo è un’opera d’ingegneria politica dove convivono PD, DC, Forza Italia, Sinistra Italiana e perfino la Lega. Un’alleanza così eterogenea che sembra il cast di una radio nazionale: lo slogan ufficiale è infatti “Tutti pazzi per… o contro Dimartino”, proprio come la celebre trasmissione di RDS, ma senza la musica e con molte più poltrone in ballo. L’unico obiettivo? Abbattere chi, testardamente, crede di poter continuare a regnare da solo chiudendo gli occhi sulla realtà.

𝐂𝐨𝐧𝐜𝐥𝐮𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞:
In questo editoriale, come nei precedenti, facciamo satira partendo da fatti reali. Spesso ci si offende, quasi mai si risponde nel merito, forse perché la verità scotta più delle fumarole che ammorbano l’aria. Ma d’altronde, come dice il saggio proverbio siciliano: “𝙈𝙚𝙣𝙩𝙧𝙞 𝙖 𝙘𝙖𝙨𝙖 𝙨𝙞 𝙨𝙥𝙞𝙙𝙪𝙜𝙜𝙝𝙞𝙖, 𝙖 𝙜𝙖𝙩𝙩𝙖 𝙨’𝙖𝙡𝙡𝙞𝙖”. Finché l’amministrazione continuerà a pettinarsi davanti allo specchio della propria narrazione, noi continueremo a raccontarvi i graffi della realtà.

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