Il vertice politico tenutosi questa mattina a Modica – che ha visto seduti allo stesso tavolo il commissario regionale di Forza Italia Nino Minardo, i sindaci Peppe Cassì e Maria Monisteri, l’onorevole Innocenzo Leontini e i vertici azzurri Giancarlo Cugnata e Giorgio Aprile – descrive ufficialmente un percorso di unità. La diplomazia dei comunicati stampa parla di un incontro “proficuo”, volto a superare le incomprensioni. La realtà dietro le quinte del territorio racconta però una storia ben diversa: la scommessa di rimettere insieme i cocci della coalizione provinciale si scontra con una frammentazione e con “muri” locali che rischiano di far esplodere il centrodestra.
Un compito che si preannuncia difficilissimo, non solo a Modica per l’imminente verifica di luglio, ma soprattutto nei centri nevralgici del ragusano dove i giochi sono già bloccati.
Il caso emblematico di Santa Croce Camerina: dialogo impossibile?
Il vero cortocircuito di questa complessa operazione diplomatica si registra a Santa Croce Camerina. Se a livello provinciale si predica la ricomposizione, sul piano locale la frattura appare insanabile. A Santa Croce, infatti, Forza Italia siede stabilmente sui banchi dell’opposizione all’amministrazione guidata dal sindaco Peppe Dimartino, espressione di Fratelli d’Italia.
A blindare ulteriormente le porte a qualsiasi trattativa è intervenuto lo stesso primo cittadino. In una recente intervista, il sindaco Dimartino ha spento sul nascere ogni ipotesi di allargamento, dichiarando categoricamente che in questa legislatura non ci saranno variazioni né nuovi innesti, bollati come “innaturali”.
Una presa di posizione netta che, di fatto, azzera i margini di manovra immediati: ad oggi, a Santa Croce, non si può aprire nessun dialogo. La palla passa adesso agli esponenti locali di Forza Italia, chiamati a chiarire la propria posizione e a rispondere pubblicamente alle dichiarazioni di chiusura del sindaco.
L’effetto domino: la mappa del rischio negli altri comuni
Le tensioni di Santa Croce non sono un caso isolato, ma riflettono una spaccatura diffusa su tutta la mappa provinciale:
- Modica: Resta il primo banco di prova temporale. La verifica politica imposta entro la prima settimana di luglio stabilirà se le richieste azzurre troveranno spazio o se si scivolerà verso una crisi al buio.
- Comiso e Acate: I malumori interni alle rispettive maggioranze per la redistribuzione dei pesi politici rischiano di trasformarsi in aperte crisi di governo.
- Ragusa: L’equilibrio tra l’anima prettamente civica del sindaco Peppe Cassì (presente al vertice odierno) e i partiti tradizionali come Forza Italia e Fratelli d’Italia resta un nervo scoperto pronto a riaccendersi. [1]
Il fattore Minardo: l’ultimo mediatore rimasto
In questo scenario di veti incrociati e porte sbarrate, l’onorevole Nino Minardo rimane l’unico elemento in grado di tentare l’impossibile. Il commissario regionale di Forza Italia è l’unica figura a possedere l’autorevolezza politica per dialogare oltre i confini delle sezioni locali.
La forza della sua mediazione poggia su due pilastri:
- L’asse con Roma: I solidi rapporti con i vertici nazionali dei partiti di centrodestra (inclusi quelli di Fratelli d’Italia) gli consentono di esercitare pressioni dall’alto per superare le barricate locali.
- La rete a Palermo: Il dialogo costante con la maggioranza del governo regionale gli fornisce le leve politiche necessarie per offrire garanzie e compensazioni agli alleati.
Senza un intervento pesante e diretto di Minardo, le dichiarazioni d’intenti scaturite dal vertice di questa mattina rischiano di infrangersi contro la dura realtà dei territori. Resta da capire se il suo peso politico basterà a scardinare il muro di Santa Croce o se le sezioni locali rimarranno trincerate nelle rispettive posizioni fino alla fine della legislatura.