
Quando la politica non ha argomenti di merito per rispondere alle critiche, quasi sempre si rifugia nel vittimismo. È esattamente il caso delle assessore Stefania Barone e Roberta Iacono, a cui si è aggiunto come difensore d’ufficio direttamente il Sindaco Peppe Dimartino. Di fronte a un editoriale che evidenziava il totale silenzio politico e l’assenza di risultati della giunta, hanno deciso di burttarla sulla discriminazione di genere, evocando “stereotipi maschilisti” e presunte invasioni della “sfera privata” pur di fuggire dal confronto [simplify-tone-highlight-evidence].
Ademar Prani è profondamente deluso dall’interpretazione storpia che due donne, ritenute intelligenti, hanno voluto dare a quel testo. Purtroppo per voi, in queste situazioni non è il vittimismo che va usato, ma le smentite con i fatti. Voi avete interpretato benissimo ciò che Ademar voleva dire: e cioè che in questi anni non avete mai prodotto nessuna iniziativa autonoma, nessuna obiezione, nessuna sollecitazione per un programma amministrativo che è totalmente arretrato. Niente che possa fare apprezzare il vostro operato politico. E nel momento in cui non dimostrate il contrario, l’unica cosa evidente che vi rimane è proprio il “Sissignore”.
Le assessore si indignano per la frase “sorridere a comando a favore di telecamera”? Il Sindaco evoca la “sfera privata” che non si tocca? Benissimo. Allora rispondano ai fatti dell’articolo con argomenti del 2026, visto che citano il calendario. Invece di fare post congiunti o scudi di solidarietà per difendere la propria immagine, rispondano individulamente e politicamente ai cittadini su queste domande:
- Centro storico: quali sono i provvedimenti concreti proposti e firmati dalle due assessore per rilanciarlo?
- Raddoppio degli stipendi: qual è la loro posizione politica sulla delibera che ha aumentato del 100% l’indennità degli amministratori mentre il paese soffre? Hanno votato a favore in silenzio?
- Autonomia amministrativa: quante volte le abbiamo viste fare una conferenza stampa autonoma, proporre una visione contraria o una linea propria che non fosse il semplice retwittare o ricondividere i post del Sindaco sulla sua pagina “Peppe Dimartino”?
Sgombriamo il campo da equivoci: la nostra non è una critica biologica, ma squisitamente politica. Se in quella sala, a votare sì in silenzio e a fare da comparsa muta allo show del Sindaco-Influencer, ci fossero stati due assessori maschi, li avremmo definiti “i signorini del Sissignore”. Il problema non è il genere, ma l’uso che fate della vostra voce istituzionale.
E al Sindaco che parla di “sfera privata delle persone che non si tocca” ricordiamo che le poltrone comunali, i consigli, le delibere, i canali istituzionali e l’uso dello staff pagato dai contribuenti sono la quintessenza della sfera pubblica. Di privato, nella nostra critica, non c’è nemmeno l’ombra di un’iniziale. Battezzare la satira politica come “dileggio della vita personale” è un arrampicarsi sugli specchi che rasenta il ridicolo.
Sappiate bene che anche per voi il calendario dice 2026. Difendersi usando queste scuse è una cosa alquanto grave, perché significa offendere i cittadini ritenendoli stupidi. Questo non vi fa onore, ma al contrario vi impoverisce. Invece di cercare solidarietà online a buon mercato — e a quanto pare l’elemosina di “like” su Facebook è sempre ricca — dimostrate ai cittadini tutto il lavoro che da quattro anni a questa parte avete fatto. Anche perché, visti i raddoppi delle indennità, potremmo dire “biniritti i soldi”, se solo si vedessero i risultati.
Il lavoro concreto è l’unica vera difesa che potete usare, senza bisogno di scrivere poemi vittimistici o richiami al bon ton sui social. Non seguite sempre la solita moda, quella del compiacimento a tutti i costi. Altrimenti, la prossima volta, rischia di scapparci un selfie con la lacrimuccia, accompagnato dalla solita scusa paesana: “i picciuttieddi sono inesperienti e ci ficimu passari u piaciri”.
Care assessore, essere nel 2026 significa accettare che le donne al potere vengano giudicate per quello che fanno (o non fanno) e per quello che dicono (o non dicono), esattamente come gli uomini. Se preferite il silenzio amministrativo e vi destate solo per gridare al maschilismo quando vi si chiede conto dei risultati, state usando le conquiste delle donne come uno scudo per coprire le vostre carenze politiche.
Il tempo delle passerelle è finito. Lasciate da parte i cliché e mostrate le carte: il paese aspetta ancora le vostre risposte.
A proposito: abbiamo notato che, invece delle risposte nel merito da parte delle due assessore, è partito istantaneamente l’esercito digitale. Una pioggia a raffica di condivisioni telecomandate, selfie di solidarietà e “like” tattici arrivati tutti insieme. Tutti in marcia, come soldatini disciplinati che rispondono all’adunata del generale. Un dispiegamento di forze virtuali davvero impressionante. Ringraziateci comunque, care assessore e caro Sindaco: con questo dibattito vi stiamo regalando un’ulteriore, straordinaria visibilità che i vostri canali ufficiali si sognano. Ne faremo buon uso reciprocamente.