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Il capolavoro delle Province fantasma: prima vi togliamo il voto, poi vi presentiamo il conto

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Ricordate la gloriosa crociata contro i “costi della politica”? Quella narrazione epica secondo cui le vecchie Province erano solo inutili poltrone da mandare in soffitta? Detto, fatto. Con un colpo di spugna furono inventati i Liberi consorzi comunali. Per placare il popolo sovrano, la ricetta fu di un’ascesi francescana: via le elezioni, democrazia diretta sospesa e presidenti condannati a gestire strade scassate e scuole superiori a titolo rigorosamente gratuito.

Un piano perfetto, quasi eroico. Fino a ieri.

Nelle austere e insospettabili stanze della commissione Bilancio dell’ARS si è infatti compiuto un miracolo di equilibrismo finanziario. Grazie a un provvidenziale emendamento alla “manovrina” firmato dal capogruppo di Fratelli d’Italia, Giorgio Assenza, si è scoperto che lo spirito di servizio è bello, ma con il portafoglio pieno ha tutto un altro fascino.

La norma approvata cancella l’intollerabile ingiustizia del “costo zero”. D’ora in poi, i vertici delle ex Province di Trapani, Agrigento, Caltanissetta, Enna, Ragusa e Siracusa riceveranno uno stipendio d’oro paragonabile a quello del sindaco del comune capoluogo. Ma siccome la generosità non viene mai sola, l’emendamento Assenza introduce anche i rimborsi delle spese di viaggio per i consiglieri e un pacchetto di diritti lavorativi da fare invidia ai metalmeccanici.

Se il consiglio provinciale si riunisce di sera, l’eletto ha il diritto sacro di non riprendere l’attività lavorativa prima delle otto del mattino successivo. E se la discussione si protrae oltre l’una di notte? Scatta il colpaccio: assenza giustificata dal posto di lavoro per l’intera giornata successiva. Il tutto gravando interamente sulle casse degli enti, per una cifra che, secondo i primi calcoli fatti al millesimo dall’opposizione, si aggira sui 370 mila euro complessivi al mese. Al mese, avete capito bene.

Sia chiaro: nessuno vuole fare del populismo d’accatto. Chi si assume la responsabilità civile e penale di amministrare un territorio ha il sacrosanto diritto a un equo indennizzo. È il tempismo che merita una standing ovation. Mentre là fuori i siciliani affogano tra l’inflazione, il carrello della spesa che esplode e la benzina alle stelle, nelle stanze della Sala Verde va in scena il “liberi tutti”. Un blitz così irresistibile da aver spaccato persino il PD, con pezzi del partito che hanno votato felici insieme al centrodestra, mandando su tutte le furie i colleghi di scranno e scatenando una rissa con parole grosse da pura taverna.

Ma il vero capolavoro satirico di Fratelli d’Italia non sta nei soldi, né nel “diritto alla nanna” retribuito dopo la fatica istituzionale. Sta nel metodo democratico.

La domanda che poniamo con ammirazione all’onorevole Assenza e a tutta la commissione è semplice: ma fare almeno una norma che questi benedetti presidenti li faccia eleggere dai cittadini, prima di pensare a riempire i loro portafogli, no?

La democrazia in Sicilia funziona secondo un bizzarro principio d’investitura al contrario: prima ti togliamo il diritto di scegliere da chi farti governare con la scusa che “costa troppo”; poi, lasciando gli enti rigorosamente blindati nelle mani dei soliti noti e al riparo dal giudizio delle urne, reintroduciamo gli stipendi raddoppiati. Praticamente ci fanno pagare il biglietto di un cinema dove non possiamo nemmeno scegliere il film.

Un plauso caloroso a Fratelli d’Italia per aver salvato i presidenti dallo spettro del volontariato e complimenti vivissimi a tutti i compari di maggioranza e opposizione che hanno brindato all’accordo. Cari onorevoli, godetevi questa manovrina di salute. Noi, da bravi spettatori paganti e non votanti, prendiamo appunti. Ci vediamo alle prossime elezioni. Sempre che non decidiate di abolire anche quelle per “risparmiare”.

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