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Tra sfarzo floreale, fanta-storia e poltrone sbarrate: il grande circo della politica santacrocese

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Se pensavate che il Festival di Sanremo avesse l’esclusiva sulle scenografie floreali da capogiro, vi sbagliavate di grosso. Quest’anno, per l’ottava edizione delle “Eccellenze Santacrocesi”, la giunta guidata dal sindaco Peppe Dimartino ha deciso di fare le cose in grande, trasformando il lungomare di Punta Secca nella “A Sicca Fashion Week”.

Un dispiegamento di vasi, fioriere e arredi verdi così imponente che a un certo punto si è temuto per l’incolumità dei presentatori, letteralmente inghiottiti dalla macchia mediterranea. Più che condurre, “i malcapitati” sul palco dovevano farsi largo a colpi di machete per trovare il microfono. Di fronte a tanto sfarzo botanico, il cittadino medio si è posto la fatidica domanda: “Ma quanto è costata tutta questa foresta amazzonica? E soprattutto, ora dove va a finire?”.

Magari è il frutto di una generosa sponsorizzazione da parte di qualche fiorista del luogo. Oppure, più semplicemente, qualcuno si è fatto prendere un po’ troppo la mano con i fiori. Misteri del verde pubblico. Una cosa è certa: la nostra è un’amministrazione ricca. Ricchissima. Almeno a parole e a fioriere.

Benvenuti a Piazza Atreju (versione marinara)

Più che la festa della comunità, la serata ha preso rapidamente le sembianze di una convention di partito. Una sorta di “Atreju sotto l’ombrellone” marchiata Fratelli d’Italia e CambiaVerso. Sul palco e in prima fila era un tripudio meloniano: due deputati, l’intera giunta, tre consiglieri comunali. Mancava solo l’inno in loop. In questo monocolore politico, l’unica nota stonata (per loro) è stata il Presidente del Consiglio comunale, Luca Agnello, che ha vestito i panni dell’imbucato molesto e non ha perso l’occasione per rifilare qualche sonora e godibilissima punzecchiatura alla giunta.

Se la cultura non paga, noi cambiamo giuria

La gestione dei premi ha sfiorato vette di sublime autoreferenzialità. La giuria che ha scelto le “eccellenze”? Composta dagli amministratori stessi. In pratica, se la suonano e se la cantano. Sia chiaro, nulla da eccepire sui premiati e sui riconoscimenti alla memoria – da Pierangelo Bellio ai talenti della Psaumide, passando per Guglielmo Iozzia, Daniele Giandinoto, Marco Agnello, Giuseppe Flaccavento e Padre Pino Iacono: tutte persone degnissime. A essere scaduto è proprio il format, ridotto a passerella politica.

D’altronde, un celebre sottosegretario disse che “con la cultura non si mangia”, e la giunta sembra aver preso il consiglio alla lettera. Forse è il caso di cambiare aria. Perché fare tutto a Punta Secca? Esistono anche Casuzze, Caucana e Punta Braccetto. Dopotutto, con la fuga dei cervelli ormai diventata lo sport locale più praticato, se continuiamo a esportare giovani talenti all’estero e a importare fioriere sul lungomare, l’unica vera eccellenza stabile sul territorio rischia di rimanere il pollice verde della giunta. Più che trattenere le menti dei nostri ragazzi, si preferisce insomma annaffiare le radici dei ficus.

 La fanta-storia di Gianni Giacchi, il deus ex machina

Il capolavoro assoluto della serata è stata però la celebrazione di Gianni Giacchi. Oramai onnipresente, l’amministrazione è a un passo dal dedicargli una statua equestre in oro massiccio davanti alla casa di Montalbano. Nella targa di ringraziamento, la giunta lo ha incoronato ufficialmente come “l’ideatore” esclusivo dell’evento.

Peccato che la storia, quella vera, racconti un’altra cosa. Basterebbe che il sindaco e i suoi assessori facessero un piccolo sforzo di memoria per andare a riguardare la delibera originaria e la prima edizione del 22 agosto 2019. A proposito, GUARDATE quì il video integrale dell’evento che lo potete andare a trovare ancora oggi su Facebook, caricato sulla pagina di Santa Croce Web.

Riguardando quel filmato e la delibera, scoprirebbero con un certo imbarazzo che l’evento nacque da un’idea collettiva degli amministratori di quel periodo e non da Giacchi, il quale figurava semplicemente all’interno di una commissione nominata dalla giunta che vedeva anche la presenza del Prof. Giovanni Aquila e della Prof.ssa Antonella Rosa. Volendo essere proprio pignoli sulla cronaca, a Giacchi va un unico e solitario merito informatico: aver materialmente creato la pagina Facebook ufficiale “Eccellenze Santacrocesi”, e pure lì non da solo, bensì a quattro mani assieme ad altri tre amministratori dell’epoca.

Cari amministratori di oggi, va bene la propaganda sul palco, ma quando si parla di cose serie bisognerebbe prima documentarsi, onde evitare la fiera delle sviste. Davanti a questa sfacciata riscrittura della storia e ai meriti scippati ai veri ideatori, la saggezza dei nostri vecchi recita:

“Ognunu si vanta de li so’ scagghiuni.”
(Ognuno si fa bello mostrando i muscoli con i meriti altrui).

Il fanta-mercato delle poltrone: sbarramenti in Giunta

Mentre all’orizzonte si profilano le prossime elezioni amministrative, i due principali schieramenti iniziano a scaldare i motori. Da un lato c’è il sindaco uscente Peppe Dimartino, che sta portando avanti una linea di coerenza così monolitica da far invidia alle piramidi d’Egitto. Niente rimpasti di giunta, niente cambi in corsa di assessori, nessuna concessione dell’ultimo minuto.

Tutti i tentativi di assalto alla diligenza da parte del gruppo locale di Fratelli d’Italia Santa Croce per rimediare una poltrona comoda in giunta sono falliti. Proprio in questi giorni, a livello provinciale, è nata la “strategica” alleanza tra MPA e Rivoluzione Civica. Ma attenzione a non confondere i campi di battaglia! Se Gaetano Mauro è troppo impegnato nella sua personalissima discesa in campo nella vicina Ragusa, in salsa santacrocese a bussare alla porta del sindaco ci hanno pensato in due: Paolo Ferrara e Filippo Frasca.

I due hanno provato a chiedere un pass d’ingresso in giunta per Paolo Ferrara a soli otto mesi dalle elezioni. La risposta del buon Peppe? Un “NO” colossale e secco. Un parziale déjà-vu storico: all’epoca, infatti, l’ex sindaco Giovanni Barone cedette alle pressioni e nominò Ferrara in giunta, ma solo negli ultimi cinque mesi di mandato, giusto il tempo di un giro di pista finale. Stavolta, invece, Peppe ha sprangato le porte fin da subito.

Anche per Frasca si è trattato di un film già visto, avendo incassato in prevenzione lo stesso rifiuto. Adesso Filippo è alla finestra: aspetta di vedere se Dimartino inserirà nel programma 3 punti essenziali da lui proposti sulla sicurezza cittadina. Se così non fosse, è già pronto a scendere in campo per l’ennesima volta. Certo, con la prospettiva concreta di rimediare l’ennesima scoppola politica, ma con l’impagabile e sadica consapevolezza di fare da guastafeste e far perdere qualche pezzo grosso in corsa.

Qui Laboratorio Politico: l’Innominato e la meditazione di Barone

Dall’altro lato della barricata si muove il Laboratorio Politico Camarinense. Qui il nome del candidato a sindaco ufficiale ancora non c’è, ma in paese il nome circola con insistenza e curiosità pazzesche. I rumors parlano di un profilo forte, un curriculum fatto di fatti concreti e non di chiacchiere. La gente aspetta con ansia.

Questa mossa ha gettato nel panico l’ex sindaco Giovanni Barone. Inizialmente attratto dalle sirene della fiamma tricolore, Barone è entrato in una profonda crisi esistenziale e politica. I dubbi che lo attanagliano sono totali:

  • L’orgoglio: Resto a casa mantenendo la dignità? (O io come candidato o il nulla?)
  • Il compromesso: Mi lascio corteggiare dal “fratello” e figlioccio politico Peppuccio Dimartino, da sempre mio caro nemico storico?

Nel dubbio, per non impazzire tra alleanze e veti incrociati, Barone ha deciso di ritirarsi in una sorta di meditazione trascendentale. Voci di corridoio dicono che stia dedicando questi giorni allo Yoga intensivo. D’altronde, i vantaggi per la salute sono noti: riduzione dello stress da campagna elettorale, miglioramento dell’umore e della qualità del sonno, e una maggiore capacità di concentrazione. Nel frattempo, i cittadini guardano la scena, aspettano e non dimenticano.

Dopotutto, per descrivere l’armata Brancaleone del duo Ferrara-Frasca che si allea per rimediare l’ennesimo due di picche collettivo dal sindaco, la frase finale non può che essere questa:

“I tinti e i manchi si batterunu u fiancu”
(I malridotti e i manci (mancini) si allearono e si ruppero un fianco).

⚖️ NOTA LEGALE ED EDITORIALE DI AUTOTUTELA
Il presente articolo costituisce un editoriale di satira e di opinione  politica. I fatti, i dati e i comportamenti amministrativi riportati ed esaminati sono rielaborati in chiave iperbolica, caricaturale e paradossale, nell’esercizio del legittimo diritto di critica politica e di espressione garantito dall’Articolo 21 della Costituzione Italiana.
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