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Daini nel Ragusano, la lettera aperta di Tullio Serges, dirigente del Servizio 15: «Interventi dal 1° settembre, ma solo in condizioni di sicurezza. Siamo aperti al confronto»

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Sul tema della gestione e del contenimento dei daini nel Ragusano, resta acceso il dibattito pubblico tra istituzioni, associazioni e cittadini, con posizioni diverse sulle modalità e sui tempi degli interventi.

Dopo le precisazioni fornite nei giorni scorsi, il dirigente provinciale del Servizio 15 – Ufficio per il Territorio di Ragusa, Tullio Serges, interviene nuovamente per fare chiarezza e rispondere alle questioni emerse. In una lettera aperta illustra il quadro normativo e tecnico di riferimento, ribadisce le ragioni delle scelte dell’Amministrazione regionale e conferma la disponibilità al confronto.

Di seguito la riportiamo integralmente:

A seguito delle notizie e delle interpretazioni diffuse nei giorni scorsi attraverso la stampa e altri canali di comunicazione, in merito alle attività di gestione e contenimento del nucleo di daini presente in Provincia di Ragusa, si ritiene opportuno chiarire la vicenda e le disposizioni impartite, al fine di superare i fraintendimenti emersi.
L’Amministrazione è consapevole della sensibilità del tema e comprende le preoccupazioni di natura etica manifestate da associazioni, cittadini e altre componenti della comunità rispetto agli interventi riguardanti tale disposizione. Proprio per questo è necessario che il confronto si svolga sulla base della documentazione ufficiale, dei dati disponibili, delle valutazioni degli organismi tecnico-scientifici competenti e della normativa vigente.
In tale contesto, occorre considerare, in primo luogo, la responsabilità istituzionale di prevenire l’aggravarsi delle criticità ambientali e dei danni al comparto agricolo, nonché l’aumento dei rischi per la sicurezza stradale e delle possibili problematiche sanitarie connesse alla presenza non controllata della popolazione di daini.
Intervenire su un nucleo ancora circoscritto e numericamente limitato consente di prevenire il suo consolidamento e la sua espansione, evitando che in futuro si rendano necessari interventi più estesi e impattanti. La finalità dell’azione amministrativa è quindi quella di scongiurare che il rinvio delle decisioni produca conseguenze più gravi per gli ecosistemi, le attività agricole, la sicurezza pubblica e gli stessi animali.
In tal senso, ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale) evidenzia come l’espansione delle popolazioni di ungulati possa determinare effetti negativi sugli habitat e sulle specie, danni alle attività agricole e un aumento del rischio di incidenti stradali. Questo rende necessario un approccio gestionale complessivo fondato su solide basi tecnico-scientifiche e orientato alla prevenzione.
Gli interventi programmati si inseriscono nel quadro delineato dall’articolo 19-ter della Legge 11 febbraio 1992, n. 157, che ha previsto l’adozione di un Piano straordinario nazionale quinquennale per la gestione e il contenimento della fauna selvatica. Tale Piano costituisce lo strumento di programmazione e coordinamento delle attività di gestione e contenimento numerico mediante abbattimento e cattura. Le relative operazioni non costituiscono esercizio dell’attività venatoria e possono essere svolte anche nelle zone vietate alla caccia, comprese le aree protette e urbane, nei giorni di silenzio venatorio e nei periodi di divieto.
In attuazione di tale disposizione, con Decreto interministeriale 13 giugno 2023 è stato adottato il Piano straordinario nazionale. In coerenza con questo quadro, la Regione Siciliana ha predisposto il Piano straordinario per la gestione e il contenimento della fauna selvatica nel territorio della Regione Siciliana 2025-2029, apprezzato con deliberazione della Giunta regionale n. 25 del 4 febbraio 2025 e approvato con D.D.G. n. 841 del 18 marzo 2025 del Dipartimento Regionale dello Sviluppo Rurale e Territoriale.
Il Piano straordinario regionale, fondato sulla Legge n. 157/1992, sul Decreto interministeriale 13 giugno 2023 e sulla pertinente legislazione regionale, costituisce il riferimento programmatico e operativo per gli Uffici territoriali. Il Piano straordinario regionale nel suo complesso, ivi comprese le misure riferite specificamente al nucleo di daini presente nel Ragusano, è supportato dalle valutazioni tecnico-scientifiche rese da ISPRA che con parere Prot. 2232/2025 del 16.01.2025 ha rilevato, con riferimento alle popolazioni di daini presenti, nei Nebrodi e in Provincia di Ragusa, la coerenza del Piano straordinario con le proprie indicazioni tecniche.
Le attività previste nel territorio Ragusano non derivano, pertanto, da una scelta autonoma o estemporanea del Servizio 15 Ragusa RFV, ma dall’attuazione di un quadro nazionale e regionale già definito.
Nell’ambito dell’istruttoria tecnica, ISPRA ha evidenziato che il Daino, considerato allo stato delle conoscenze una specie parautoctona per la Sicilia, può esercitare impatti diretti sugli habitat naturali, compresi quelli prioritari presenti nelle aree della Rete Natura 2000, e impatti indiretti su specie di interesse conservazionistico e gestionale, tra cui la lepre italica, Lepus corsicanus.
Lo stesso Istituto ha inoltre ritenuto accettabili i metodi di intervento proposti, la strategia individuata per la determinazione della consistenza del prelievo e le attività di monitoraggio, anche sanitario.
Le scelte adottate dalla Regione si collocano pertanto nel solco delle valutazioni e degli indirizzi tecnico-scientifici espressi da ISPRA e risultano coerenti con i principi e i criteri contenuti nelle “Linee guida per la gestione degli ungulati. Cervidi e Bovidi” (Manuale ISPRA n. 91/2013), che costituiscono il riferimento tecnico nazionale in materia.
In attuazione del Piano straordinario regionale e dell’Autorizzazione trasmessa con nota Prot. n. 86367 del 13 agosto 2026 dal Servizio 3, Gestione faunistica del territorio del Dipartimento Regionale dello Sviluppo Rurale e Territoriale, il Servizio 15 – Ufficio per il Territorio di Ragusa RFV ha adottato il provvedimento Prot. n. 86568 del 15 agosto 2026, disponendo che i coadiutori allo scopo formati potessero operare per l’attività relativa all’emergenza daini in Provincia di Ragusa, non indicando che si potesse procedere all’effettivo contenimento degli stessi.
Questa circostanza, nota ai coadiutori, discendeva dal fatto che nell’autorizzazione trasmessa dal Servizio 3 dipartimentale si precisava di “avviare con immediatezza le attività propedeutiche e operative necessarie, comprese quelle finalizzate all’individuazione, al monitoraggio e alla localizzazione degli animali, nonché all’organizzazione delle attività di controllo così da prevenire la dispersione del nucleo conseguente all’incremento del disturbo antropico connesso all’imminente apertura dell’attività venatoria”.
Pertanto, l’espressione “operare a partire da giorno 16/08/2026”, contenuta nel documento dispositivo del Servizio15 Ragusa RFV, era riferita all’avvio dell’intero percorso operativo, comprensivo di tutte le necessarie fasi preparatorie e non all’immediata attuazione degli interventi di contenimento, come prospettato in alcune ricostruzioni.
La disposizione, trasmessa con PEC del 15 agosto 2026 alle Autorità, alle Amministrazioni e agli Enti interessati, nonché ai coadiutori abilitati individuati dal Servizio 15 Ragusa RFV ed appositamente formati, è stata utile per avviare le azioni finalizzate a procedere “compatibilmente con le necessarie condizioni organizzative e di sicurezza, all’attuazione degli interventi di controllo del nucleo del daino segnalato nel territorio di Ragusa, in attuazione del Piano straordinario regionale 2025-2029 e nel rispetto delle relative prescrizioni”.
Le prescrizioni del Piano straordinario riguardano le limitazioni delle “operazioni con arma da fuoco da appostamento fisso” nei giorni dal 01 al 31 agosto per ragioni legate alla sicurezza dei siti, ma anche per preservare dagli interventi le femmine adulte (superiori ad un anno) nel periodo in cui i piccoli, tra giugno ed agosto, possono ancora essere potenzialmente dipendenti dalla madre.
“Le attività propedeutiche e operative” e “le necessarie condizioni organizzative e di sicurezza” dovevano essere completate prima dell’attuazione degli interventi di contenimento propriamente detti. Il calendario operativo successivamente predisposto dal Servizio 15 Ragusa RFV ha quindi individuato nel 1° settembre 2026 la data iniziale prevista per gli interventi di contenimento, subordinandone l’attuazione all’esito del monitoraggio, all’organizzazione delle squadre e alla verifica delle condizioni di sicurezza.
Ai sensi delle prescrizioni del Piano straordinario, quindi, l’attività propedeutica, distinta dagli interventi di contenimento, non è soggetta alle prescrizioni temporali relative agli stessi interventi e, pertanto, tale attività propedeutica può essere eseguita anche in periodi diversi da quelli previsti per il contenimento.
A fronte delle interpretazioni successivamente emerse sui canali social e negli articoli di stampa riconducibili a una non corretta comprensione della disposizione o a una lettura non integrale della documentazione trasmessa, il Servizio 15 Ragusa RFV ha ritenuto opportuno trasmettere alle Autorità, alle Amministrazioni e agli Enti interessati, nonché ai coadiutori abilitati e appositamente formati individuati dal Servizio 15 Ragusa RFV, ulteriore nota Prot. n. 87323 del 19/08/2026, con la quale si è precisato, qualora fosse stato male interpretato, che gli interventi di contenimento non avrebbero avuto inizio prima del 1° settembre 2026 e, comunque, soltanto dopo il completamento delle attività propedeutiche e la verifica delle condizioni tecniche e di sicurezza.
Con lo stesso documento Il Servizio 15 Ragusa RFV ha quindi definito e comunicato ai coadiutori il relativo calendario operativo a partire dal mese di settembre. Sono state escluse anche le giornate di sabato, in relazione alla possibilità di dover eseguire campionamenti da trasferire all’Istituto zooprofilattico sperimentale.
La programmazione tiene conto anche del provvedimento del TAR relativo alla sospensione delle giornate di preapertura venatoria e dell’opportunità di intervenire, ove possibile, prima dell’apertura generale della stagione, così da limitare la dispersione degli animali e la sovrapposizione con altre attività sul territorio.
Riepilogando, sulla base delle informazioni attualmente disponibili, la presenza dei daini risulta concentrata principalmente nei territori comunali di Ragusa, Monterosso Almo e Giarratana, mentre la consistenza complessiva del nucleo provinciale è stimata in circa cento individui. Tale dato è dinamico e sarà aggiornato anche attraverso le attività di monitoraggio avviate.
L’attuazione degli interventi gestionali previsti per il nucleo di daino del ragusano rappresenta quindi una misura preventiva diretta ed impedire che una presenza ancora localizzata possa consolidarsi ed evolvere verso una diffusione più ampia e difficilmente reversibile.
L’esperienza maturata in altri territori siciliani, tra cui le Madonie (ed anche nel bosco della Ficuzza), evidenzia come la crescita non gestita di una popolazione di ungulati possa determinare pressione sulla vegetazione e sugli habitat, danni alle colture, interferenze con le attività antropiche e un maggiore rischio di collisioni stradali.
Agire su un nucleo ancora circoscritto consente di limitare il numero degli animali coinvolti, contenere i costi pubblici ed evitare il successivo ricorso a operazioni più estese, complesse ed onerose.
La scelta delle modalità operative trova fondamento nelle strategie individuate nel Piano straordinario regionale e nei pareri resi espressamente dall’ISPRA. Le norme e i riferimenti tecnico scientifici richiamati prevedono la possibilità di ricorrere ad azioni selettive di abbattimento, quando queste risultino la soluzione più efficace possibile, sicura e proporzionata per conseguire gli obiettivi di gestione riferite allo specifico contesto.
Con specifico riferimento al nucleo di daino presente nel ragusano, si evidenzia che l’ipotesi della cattura con successivo trasferimento degli animali, prospettata da alcuni, presenta criticità non risolvibili sotto il profilo della fattibilità, dell’efficacia e del benessere animale.
In particolare, devono essere considerate le difficoltà operative di cattura in modo rapido ed in tempi compatibili con gli obiettivi di contenimento gli esemplari di daino presenti in numero limitato in area libera, il possibile rischio di dispersione degli esemplari, lo stress connesso alle operazioni di cattura e contenzione, le esigenze connesse al trasporto, nonché la disponibilità di strutture idonee per la custodia temporanea per gli obbligatori controlli veterinari e per quella definitiva dopo l’eventuale idoneità sanitaria. Infine, la necessità di disporre di strutture autorizzate e adeguatamente attrezzate per l’eventuale destinazione degli animali.
Tale soluzione risulta inoltre incompatibile con il divieto, vigente in Sicilia, di trasferire o spostare esemplari di questa specie (non autoctona) verso altre aree, proprio al fine di evitare la diffusione della popolazione e il conseguente trasferimento delle criticità ambientali in territori attualmente non interessati.
Per l’attenzione alle peculiarità ambientali ed alla fragilità ecologica di diverse aree e come indicato dall’ISPRA (Linee guida per la gestione degli ungulati “Cervidi e Bovidi” ISPRA, Raganella et al., 2013) ed in linea con quanto stabilito nel DM 13 giugno 2023, la strategia delineata nel presente Piano straordinario regionale prevede l’attuazione di interventi mirati alla progressiva rimozione degli individui di ciascun nucleo, fino all’eradicazione completa in ogni sito. Tale strategia rappresenta l’unica opzione efficace per prevenire ed eliminare gli impatti e i rischi connessi alla presenza di questa specie, inclusi i danni agli habitat e alle specie di interesse conservazionistico, nonché i rischi per la salute pubblica e la sicurezza.
Alla luce di tali elementi, la scelta operativa adottata deriva quindi da una valutazione complessiva di carattere normativo, tecnico, ambientale e di sicurezza, finalizzata a individuare la modalità di intervento maggiormente efficace e proporzionata rispetto alle caratteristiche del nucleo e del territorio interessato.
Con riferimento alle proposte, avanzate da alcune associazioni e Partiti Politici, l’eventuale conferimento a strutture di ricovero o cosiddetti “santuari” può essere valutato soltanto in presenza di strutture preventivamente identificate e autorizzate, dotate di adeguata capacità ricettiva e verificate sotto il profilo sanitario, strutturale e gestionale.
La generica dichiarazione di prevedere questa destinazione costituisce, di per sé, un’alternativa concretamente impraticabile.
Riguardo l’ipotesi di ricorrere a sostanze immunocontraccettive, occorre precisare che tale metodologia non risulta contemplata tra le misure operative individuate dal Piano straordinario e validate nell’ambito delle valutazioni tecnico-scientifiche finora acquisite.
Il suo eventuale impiego richiederebbe, in ogni caso, una preventiva e rigorosa verifica sotto il profilo scientifico, veterinario, ambientale e giuridico. Per ciascun prodotto dovrebbero essere accertate la registrazione e l’autorizzazione all’impiego in Italia, l’utilizzabilità sulla specie interessata, le modalità e la periodicità della somministrazione, la selettività del trattamento, gli effetti sul benessere animale e i possibili rischi per le specie non bersaglio e per gli ecosistemi.
In una popolazione a vita libera come quella presente nel Ragusano, non risulterebbe concretamente possibile garantire la somministrazione selettiva e uniforme del trattamento, evitare che alcuni individui ricevano dosi ripetute e che altri rimangano esclusi, né assicurare, in tempi compatibili con le esigenze di contenimento, il trattamento di una quota di popolazione sufficiente a produrre effetti apprezzabili.
Tali criticità risultano particolarmente rilevanti in un contesto aperto e non controllato, nettamente diverso da quello di popolazioni confinate in aree recintate o comunque accessibili individualmente dove questi farmaci sono stati finora sperimentati.
L’immunocontraccezione, anche laddove tecnicamente praticabile, produrrebbe inoltre effetti soltanto sulla capacità riproduttiva futura, senza ridurre il numero degli animali già presenti né eliminare nell’immediato gli impatti sugli habitat, i danni alle attività agricole e i rischi per la sicurezza.
Allo stato, non risulta individuato uno specifico prodotto autorizzato né un protocollo validato, selettivo e concretamente applicabile. Tale metodologia non può, pertanto, essere considerata, nelle condizioni attuali, un’alternativa praticabile, efficace ed equivalente alle misure previste dal Piano straordinario regionale.
Rispetto ai dubbi espressi riguardo ai danni che questi animali possono causare, bisogna ricordare quanto avvenuto in alcuni areali dove non aver attenzionato adeguatamente la presenza di questi animali negli anni precedenti, determina oggi effetti pesantissimi sulla conservazione della biodiversità vegetale, rischi per la sicurezza e la salute pubblica ed animale.
Il Daino causa danni alle specie forestali attraverso comportamenti alimentari e territoriali, impattando negativamente sul rinnovamento del bosco e della vegetazione. Questo animale, erbivoro intermedio, si nutre principalmente di graminacee, integrando la dieta con frutti come ghiande. In ambiente mediterraneo, consuma anche more, frutti di Rosacee e piante tipiche della macchia. Predilige boschi misti di leccio e conifere, ma anche la macchia degradata rappresenta un habitat favorevole. I danni comportamentali, come la pulitura del palco e le marcature territoriali, sono evidenti soprattutto su giovani piante e arbusti, specialmente in estate e autunno.
I danni alimentari, quindi, oltre a quelli su graminacee, comprendono la brucatura di germogli, foglie e rametti delle piante interessate, oltre a danni consistenti alle coltivazioni agricole, come orti e piante da frutto. La specie, per finalità alimentari (e per la ripulitura del palco), attua pure lo scortecciamento su diverse specie arboree.
In Provincia di Ragusa, questo è stato segnalato da aziende agricola ubicata nell’areale compreso tra la diga di S. Rosalia e la frazione di San Giacomo. Questa ha subito danni su un numero elevato di piante di carrubo e di ulivo, e ciò, sebbene non sia una causa diretta di morte delle piante, può favorire infezioni da agenti patogeni. Si lamentano danni pure sulle piante da frutto, ciliegio, nespolo e albicocche, nelle quali vengono asportati tutti i frutti presentii.
Infine, lungo le strade limitrofe alle aree frequentate dagli animali, possono verificarsi incidenti stradali che possono aver anche conseguenze gravi.
Mentre la denuncia di danni causati da questi animali alle biocenosi nelle quali si insediano è praticamente inesistente, in quanto non vi è un’attenzione particolare da parte di personale qualificato se non nelle aree di Parco o in quelle demaniali gestite, i danni alle colture agricole come quelli dovuti ad incidenti stradali passano, il più delle volte, inosservati per disaffezione degli utenti a segnalare gli eventi al fine di ottenere un possibile risarcimento, rendendoli contemporaneamente disponibili per gli enti preposti anche a fini statistici.
Si auspica che tale abitudine abbia un’inversione di tendenza, e venga sostituita da un atteggiamento più attivo da parte dei soggetti interessati, a vantaggio degli utenti, come degli Enti preposti abilitati a disporre i risarcimenti ed a condurre le analisi statistiche.
A completamento del quadro operativo, particolare attenzione sarà riservata anche agli aspetti sanitari e veterinari connessi alla presenza del nucleo. È in corso di definizione un protocollo di collaborazione con i servizi veterinari dell’ASP e con l’Istituto zooprofilattico sperimentale territorialmente competente, finalizzato al monitoraggio sanitario dei capi rimossi e all’acquisizione di dati oggettivi sulla situazione locale. La specie può essere veicolo di importanti malattie trasmissibili anche all’uomo (brucellosi, tubercolosi, etc.) ed alle specie di interesse zootecnico regolarmente allevate, in primis bovini, asini e ovi-caprini (Malattia di Aujeszky brucellosi, toxoplasmosi e tubercolosi Malattia Emorragica Epizootica del Cervo “EHD”.
L’individuazione delle patologie da ricercare e delle relative modalità di campionamento sarà rimessa ai competenti organismi veterinari.
Riguardo alla sicurezza, si vuole rassicurare l’utenza che le attività saranno condotte da coadiutori che seguiranno protocolli operativi, già collaudati, basati su standard applicati nell’attività per il contenimento dei suidi selvatici ed inselvatichiti. Prima di ogni operazione saranno verificate le condizioni dei luoghi, la presenza di abitazioni, strade e attività antropiche, le distanze di sicurezza, la visibilità e ogni ulteriore circostanza rilevante. Qualora non ricorrano tutte le condizioni necessarie, l’intervento non verrà attuato e verrà rinviato.
Nei pressi dei siti di appostamento saranno sempre istallate tabelle di segnalazione.
Si ricordi che il Servizio 15 Ragusa RFV è attivo da più di due anni per la richiamata problematica riguardante i suidi selvatici ed inselvatichiti. Nell’ambito di questa attività, condotta con la collaborazione attiva dei coadiutori attualmente autorizzati ad operare, sono stati ottenuti, sino ad oggi, soddisfacenti risultati.
Dall’inizio dell’attività, il contenimento ha interessato 424 capi dei quali 185 rimossi con attività di appostamento da postazione fissa e 239 con attività di cattura.
Si riportano questi dati in relazione a dichiarazioni, lette recentemente sulla stampa e altri canali di comunicazione, secondo le quali l’attività non avrebbe sortito alcun risultato.
Si rileva infine, sia per i cinghiali che per i daini, che la presenza degli animali in prossimità della rete viaria richiede, parallelamente all’attività di contenimento, un’azione coordinata degli enti gestori delle strade.
ANAS, Libero Consorzio Comunale di Ragusa e Comuni interessati potranno valutare, secondo le rispettive competenze, l’adeguamento della segnaletica, la riduzione della velocità nei tratti maggiormente esposti, il miglioramento della visibilità e l’adozione di ulteriori misure tecnicamente idonee a ridurre il rischio di collisioni.
L’Amministrazione conferma la propria disponibilità al confronto con il Comune di Ragusa, con le altre amministrazioni competenti, con le associazioni e con i portatori di interesse. Ogni proposta alternativa, purché corredata da adeguata documentazione tecnica e idonea ad assicurare risultati tempestivi, sicuri, selettivi ed efficaci, potrà essere sottoposta alle necessarie valutazioni amministrative e tecnico-scientifiche, compresa, ove occorra, l’acquisizione del parere di ISPRA.
La disponibilità al confronto non può tuttavia determinare la sospensione degli interventi previsti dal Piano straordinario regionale che, in assenza di soluzioni conformi alla normativa, scientificamente fondate e concretamente applicabili, proseguirà secondo il programma previsto.

IL DIRIGENTE PROVINCIALE
(Dott. Tullio Serges)

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