
Ci sono storie che arrivano al cinema da strade molto lontane da Hollywood. Quella di Salvatore Sammatrice, originario di Chiaramonte Gulfi, passa attraverso gli animali, la Sicilia, anni di gavetta e una lunga esperienza costruita sul campo, fino ad approdare sul set di Christopher Nolan per «The Odyssey», una delle produzioni più attese del cinema internazionale.
Istruttore cinofilo e Animal Wrangler, Sammatrice lavora con gli animali fin da giovanissimo e nel cinema entra nel 2006, con «Il Capo dei Capi», occupandosi dei cavalli e collaborando con il reparto stunt. Da allora il percorso continua tra produzioni, addestramento e nuove sfide, attraverso sacrifici e difficoltà, fino ad arrivare nel 2025 alla produzione di Nolan.
La chiamata arriva da una location manager con cui aveva già lavorato. La produzione americana ha già il gruppo stunt, ma per gli animali cerca addestratori esperti e soggetti affidabili. Sammatrice accetta, ma prima vuole vedere le location e verificare che ci siano le condizioni per garantire il benessere degli animali, «una delle cose a cui tengo molto».
Durante i sopralluoghi a Favignana incontra l’assistente americana Animal Wrangler, preoccupata per alcune scene in Grecia. Servono un ariete e alcune pecore particolarmente selvatiche. La sua assistente, che parla inglese, la rassicura con una battuta: «Non c’è problema, Salvatore è il re delle pecore». Dopo quindici giorni arriva la telefonata: partenza all’alba per la Grecia.
Sammatrice parte e lavora agli animali della sequenza di Ulisse e Polifemo. E precisa un dettaglio: le pecore non erano italiane, come riportato da alcuni giornali greci, ma greche, «molto diffidenti con l’uomo».
Rientrato in Sicilia, arriva un’altra sfida: una femmina adulta di cinghiale, inizialmente scontrosa ma capace di conquistarlo. Tra i due nasce un rapporto di fiducia. «Mi chiamava da lontano e con un fischio mi raggiungeva dove mi appostavo», racconta a La Sicilia.
È anche grazie a quel legame che prende forma la scena di caccia di Ulisse, nella quale l’eroe viene ferito dal cinghiale. «Con i giusti metodi, rispetto, conoscenza degli animali e tanto amore, si arriva a tutto», spiega Sammatrice.
Dietro quei pochi secondi sul grande schermo ci sono esperienza, pazienza e un rapporto costruito senza forzature. «Questo è quello che è successo ad un siciliano che ama gli animali e che ha addestrato per l’Odissea di Christopher Nolan».
Fonte La Sicilia
