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Giocare con i propri figli: un piacere condiviso per farli crescere bene RUBRICA PEDAGOGIA

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I bambini hanno sempre giocato e trascorso molto del loro tempo a manipolare oggetti, esplorare l’ambiente, fingere scene e interpretare ruoli diversi. E’ solito sorprendere i bambini ad imitare  la madre, la maestra, o professionisti e personaggi ambiti quali il medico, il cantante,  la ballerina e, perché no, anche un astronauta durante un’importante missione sulla luna. I bambini escono così dalla realtà per giungere in un mondo fittizio, a metà strada tra l’immaginazione pura e il reale. Il gioco può essere definito un’attività volontaria e intrinsecamente motivata, che accompagna tutta la crescita del bambino, contribuendo al suo sviluppo cognitivo, sociale, emotivo e fisico.

Pur trattandosi della “più spontanea abitudine del pensiero infantile”- così come insinuava Piaget – rimane importante giocare con i figli, insegnando loro a farlo nel modo più corretto e con gli strumenti più adatti. Purtroppo sempre più rari sono i momenti di divertimento con i propri bambini, soprattutto in una società dove lavorare è necessità per entrambi i genitori che, rientrati in casa stremati dal lavoro, sono privi di energie per giocare con i propri figli. Giocare con i bambini è estremamente importante ed è una grande opportunità per insegnare  loro alcuni aspetti della vita in comune, e lo si può fare seguendo poche, ma buone regole.

Il primo messaggio che occorre trasmettere e che “non è sempre possibile giocare”, ci sono momenti dedicati al gioco e momenti per altre attività. La scelta del gioco è fondamentale: si possono scegliere giochi liberi o collettivi, regolamentati sempre da una serie di regole, poche ma chiare, che vanno rispettate. Non sottovalutare poi l’inventiva e la fantasia dei bambini, questa li aiuterà ad essere propositivi ed ad avere fiducia nelle proprie capacità creative e organizzative. Impariamo quindi a ritornare un po’ bambini e a giocare con loro come più desiderano, senza percepire ciò come una forzatura perché  “giocare non è dovere, ma piacere condiviso”.

Doriana Dipasquale

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