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I giochi antichi e il ballo popolare come forme di educazione RUBRICA SALUTE E BENESSERE

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Come si giocava una volta? A differenza dei giochi di oggi, quelli di una volta erano semplici e spontanei, si svolgevano quasi sempre nella strada e vi prendevano parte tutti i bambini del quartiere. Tipicamente femminili erano i giochi d’imitazione: le bambine giocavano “alla mamma”, facendo finta di preparare da mangiare per la bambola che avevano costruito usando dei fazzoletti o degli stracci; oppure “agli sposi”, “al battesimo”, “alla maestra”, “alla sarta”, ecc…. Per la strada giocavano a saltare la corda o al cerchio; ‘o sinnu’, ‘e quattru cantuneri’, ‘e cincu petri’, ‘a ciappedda’, ‘e nuciddi’, ‘u battimuru’, ‘u truppiettu’, ‘u scinna e cravacca’, ‘a muccia lucerta’, ‘o ssicuta’, ‘a naca’. Tutti questi giochi avevano una funzione non solo ricreativa ma anche educativa, infatti mettevano in rilievo le abilità dei bambini e il loro modo di agire all’interno di un gruppo e ne pronunciavano il comportamento futuro. La comparazione, come metodo di indagine degli usi di un popolo, costruisce, delimita, accelera la comprensione di una “stranezza” accorciando le distanze tra le etnie.

L’arte della danza è venuta occupando uno spazio sempre più rilevante nella nostra epoca, forse come reazione al crescente estraniamento dell’uomo dalla propria corporeità in una civiltà essenzialmente tecnica e intellettualmente astratta. La danza in quanto linguaggio del corpo e in quanto arte è diventata molto popolare: ogni sua forma “risponde ad una esigenza particolare e rispecchia un aspetto della società”, (Calendoli G. 1985). La festa da ballo diviene nel ‘700 un’occasione d’incontro sociale e una forma d’intrattenimento che entra anche nelle consuetudini dell’alta borghesia oltre che dell’aristocrazia. La danza non è più un privilegio ma un divertimento per tutti. Si pensi che a Cinisi, a Monreale, a Partanna, a Bagheria, le nozze hanno ancora conservato un sapore antico, sacro e felice. Alcune tradizioni si sono perse, ma ancora oggi dopo il banchetto, in qualche paese, la casa si anima del grande ballo detto “Sonu” al suono appunto di flauto, violino e “tabella”, antico strumento arabo simile al nostro timpano. Anche la musica della tarantella, ballo che secondo la leggenda deriverebbe da “Tarantola”, il ragno dal cui veleno ci si può difendere solo ballando, era frutto della sommatoria di diversi strumenti tradizionali: “lu friscalettu” e, quindi, il flauto di canna, il tamburello basco, le nacchere, la fisarmonica, la chitarra, “u marranzanu” chiamato anche schiaccia pensieri e la “quartara”, l’orcio di terracotta che veniva usato anticamente per portare l’acqua. Oggi la tarantella viene eseguita solo da gruppi folkloristici formati da danzatori professionisti che hanno appreso le caratteristiche e le modalità d’esecuzione di questa danza tradizionale  e dalle testimonianze raccolte dall’etnografo G. Pitrè nel XIX e XX secolo. Viva i giochi, la danza ed il ballo per la formazione delle persone.

Lucy Licitra

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Redazione

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