
Se pensavate che l’estate 2026 nel ragusano fosse torrida solo per colpa dell’anticiclone, vi stavate perdendo il vero spettacolo. Quello pirotecnico della finanza pubblica locale. Avete presente il classico melodramma burocratico del “purtroppo le casse sono vuote”, “dobbiamo tagliare i servizi” e “stringiamo la ciappa”? Ecco, resettate tutto. Quando si tratta di allestire la spiaggia per i grandi eventi estivi, il Libero Consorzio di Ragusa subisce una metamorfosi e si trasforma nella succursale di Las Vegas.
L’ultima magia contabile porta la firma della presidente Maria Rita Schembari: una determina presidenziale fresca di stampa che stacca un bell’assegno da 200 mila euro di soldi pubblici per ospitare le finali del Campionato Italiano di Beach Soccer a Scoglitti. Sia chiaro: lo sport è salute, la sabbia è soffice, e a noi il calcio piace anche a piedi nudi. Ma il sospetto è che la vera partita a cui stiamo assistendo non si giochi sui campi regolamentari, bensì sui pallottolieri della politica.
I tre re magi del bagnasciuga ibleo
Per renderci conto di questo miracolo economico di mezza estate, basta fare due addizioni veloci. In pochissime settimane, l’ente di viale del Fante è riuscito a concentrare la bellezza di 420 mila euro su tre soli appuntamenti del cartellone balneare:
- 200.000 € per far rincorrere un pallone sulla sabbia di Scoglitti.
- 130.000 € per le schiacciate del Beach Volley Gold a Marina di Modica.
- 90.000 € per far ballare i ragazzi con il Vertical Summer Tour di Radio Deejay a Marina di Ragusa.
Quasi mezzo milione di euro di risorse pubbliche evaporato più velocemente di un ghiacciolo al sole d’agosto. La domanda sorge spontanea, quasi ingenua: qual è il reale ritorno strategico per il territorio? Quanti turisti veri – di quelli che prenotano alberghi, cenano nei ristoranti e lasciano valuta pesante – sono arrivati specificamente per questi tre eventi? O l’investimento si misura in base al numero di selfie istituzionali prodotti, ai “like” su Instagram e a due servizi di trenta secondi nei telegiornali regionali?
Benvenuti alla “Fabbrica del Consenso”
Il timore è che la politica locale stia scoprendo una vocazione da grande catena di montaggio del consenso (marchette in politichese). Un laboratorio artigianale dove si confezionano contributi generosi proprio mentre i Comuni, negli ultimi anni, vedevano lievitare a dismisura i costi dei propri cartelloni di spettacoli. Il tutto viene poi regolarmente infiocchettato con quintali di narrativa strategica sul “brand territoriale” e sul turismo d’élite, anche se poi stringi stringi stiamo parlando di musica ad alto volume e tornei sulla spiaggia.
In pratica, mentre il cittadino medio combatte con la burocrazia quotidiana, la macchina pubblica indossa il costume da bagno e si lancia in un’allegra distribuzione di incentivi per la felicità delle spiagge.
Il capolavoro delle “Elezioni Fantasma”: se il cittadino non vota, il politico ringrazia
Ma da dove nasce questo improvviso spirito di generosità balneare? Per capirlo bisogna guardare le poltrone del Libero Consorzio. Benvenuti nell’era della democrazia “fai-da-te”, dove il consiglio non è più eletto dai cittadini, ma è una specie di club privato per addetti ai lavori.
Da quando la riforma ha cancellato il voto diretto dei cittadini, l’Ente è governato da un’assemblea di Sindaci e consiglieri nominati tra loro. Il risultato? Un perfetto gioco di squadra dove ognuno rema disperatamente per portare acqua – o meglio, fiumi di denaro – al proprio mulino comunale. Il Sindaco di una città costiera chiederà fondi per i suoi bagnanti, quello dell’entroterra per le sue sagre, e vissero tutti felici, contenti e finanziati.
E i consiglieri che dovrebbero controllare? Semplice: non essendo stati eletti dal popolo, al popolo non devono rendere conto. La loro sopravvivenza politica non dipende dal gradimento dei cittadini, ma dall’obbedienza alle esigenze dei rispettivi partiti. Finché la macchina sforna contributi e garantisce visibilità alle segreterie politiche, perché rovinare la festa alzando la voce? Si stringono accordi nelle stanze dei bottoni, si approvano le determine sotto l’ombrellone e il gioco è fatto. I cittadini pagano il biglietto, ma a decidere lo spettacolo sono sempre gli stessi attori.
Chi doveva controllare? L’opposizione ha preso il risciò
La vera chicca di questa stagione, però, non è la generosità della presidenza. È il silenzio poetico e assoluto della politica circostante.
Siamo in un territorio meraviglioso dove solitamente basta una determina da duemila euro per le luminarie di quartiere per far scattare interpellanze infuocate, conferenze stampa d’urgenza e minacce di crisi diplomatiche. Stavolta invece, davanti a 420 mila euro di contributi distribuiti in un amen, l’aula registra un placido e rilassante elettroencefalogramma piatto.
- Nessun consigliere di minoranza che abbia chiesto i criteri di selezione.
- Nessun movimento che abbia preteso una relazione costi-benefici.
- Nessun paladino della trasparenza che abbia alzato il dito per chiedere spiegazioni.
Tutti d’accordo? Tutti folgorati sulla via del beach volley? O più semplicemente l’opposizione ha preferito noleggiare un risciò, caricare frigo portatile e ombrellone, e dichiarare lo stato di meritata vacanza per non rovinarsi l’abbronzatura?
L’autunno, purtroppo per tutti, arriverà. Le casse acustiche verranno spente, i campi di gioco smontati e i gonfiabili pubblicitari riposti nei garage. A quel punto resteranno solo i bilanci da quadrare e la netta sensazione che, mentre la provincia affronta i problemi di sempre, la politica abbia preferito ballare i tormentoni dell’estate sul bagnasciuga. Rigorosamente a spese dei contribuenti.