
Articolo tratto dal quotidiano La Sicilia, Edizione del 14 settembre 2026

Vittoria. Ci sono addii che non hanno bisogno di parole. Basta una porta che non si apre più, una strada percorsa mille volte e un cane che continua ad aspettare. A Vittoria è accaduto così. Un randagio dal pelo bianco è rimasto per tre giorni davanti alla casa di Salvatore Di Giacomo, 94 anni, nel quartiere Fiera Emaia. Tre giorni davanti a quella porta diventata improvvisamente silenziosa.
Per anni Salvatore e quel cane erano stati una presenza familiare per il quartiere. Ogni mattina l’anziano usciva di casa e lo trovava lì, pronto a seguirlo nella consueta passeggiata verso piazza del Popolo. Non c’era un guinzaglio, non c’era un padrone. C’era soltanto un rapporto costruito nel tempo, fatto di piccoli gesti, di abitudini e di una reciproca compagnia. Poi Salvatore non è più uscito.
Il cane, però, ha continuato ad aspettarlo. Per tre giorni è rimasto davanti a quella casa, come se fosse convinto che prima o poi il portone si sarebbe aperto ancora. Ha atteso il rumore dei passi, la carezza, forse quel boccone che faceva parte della loro quotidianità. Non poteva sapere fino in fondo cosa fosse accaduto. Ma sembrava sapere che qualcuno mancava.
Venerdì 4 settembre, quando il feretro ha lasciato l’abitazione diretto verso la chiesa di Santa Maria Goretti, il cane ha lasciato la sua postazione. Si è messo in cammino dietro la bara. Ha seguito il corteo fino alla chiesa, senza allontanarsi. Poi si è fermato sul sagrato ed è rimasto lì per tutta la durata della funzione. Quando la bara è uscita, il cane era ancora al suo posto. Una scena semplice. Nessuna parola, soltanto la fedeltà di un animale che sembrava voler accompagnare il suo amico fino all’ultimo tratto di strada.
È una storia che, nel cuore della provincia di Ragusa, riporta inevitabilmente alla memoria quella di Italo, il cane libero diventato uno dei simboli più conosciuti di Scicli. Italo arrivò nella città barocca nel 2007 e in poco tempo smise di essere semplicemente un cane senza padrone. Divenne il cane di tutti.
Frequentava le strade del centro, accompagnava i bambini a scuola, seguiva i turisti, partecipava alla vita della comunità. Era una presenza discreta ma costante, tanto da diventare parte del paesaggio umano di Scicli.
La sua storia arrivò persino al cinema. Nel 2015 fu realizzato Italo, il film diretto da Alessia Scarso e ispirato alla sua vicenda. Sul grande schermo, il cane di Scicli diventò il racconto di un’amicizia e di una comunità capace di riconoscere un legame oltre le parole.
Italo è morto nel 2011, ma il suo ricordo è rimasto. Da Scicli a Vittoria, passando per le strade dei nostri paesi, gli animali finiscono spesso per diventare testimoni del tempo. Senza chiedere nulla, con la loro presenza, costruiscono legami che resistono.
Quel cane ha aspettato Salvatore per tre giorni. Poi lo ha seguito fino alla chiesa.
Non sappiamo cosa abbia sentito, di istinto, davanti a quella bara. Sappiamo soltanto che non lo ha lasciato solo.
Due amici a quattro zampe, entrambi solide presenze nella memoria collettiva. Italo lo aveva insegnato a Scicli. Il cane di Vittoria lo ha ricordato nel modo più semplice: aspettando. E restando accanto a chi aveva accompagnato.
Fonte La Sicilia
Alessia Cataudella