
Il dibattito politico sul Progetto Exit continua ad animare il confronto a Santa Croce Camerina. Dopo le recenti dichiarazioni del sindaco e le richieste di chiarimento avanzate sul piano politico e istituzionale, interviene il Laboratorio Politico Camarinense, che affida a una nota la propria posizione sulla vicenda.
Al centro dell’intervento vengono posti i temi della trasparenza amministrativa, della necessità di fornire risposte documentate sulle questioni sollevate e della tutela di un progetto considerato di grande valore sociale per i ragazzi con disturbo dello spettro autistico, per le loro famiglie e per le associazioni coinvolte.
Nella nota viene inoltre affrontato il tema dell’utilizzo dell’immagine di un minore nell’ambito di una vicenda divenuta oggetto di confronto politico.
Di seguito riportiamo integralmente e fedelmente la nota del Laboratorio Politico Camarinense.
PROGETTO EXIT: LA TRASPARENZA NON È UN’ACCUSA, MA UN DOVERE.
Le recenti dichiarazioni del Sindaco, in risposta alle legittime richieste di chiarimento avanzate dal Presidente del Consiglio Comunale e dal Laboratorio Politico Camarinense, impongono alcune precisazioni.
Chiedere chiarezza non significa alimentare sospetti, ma esercitare responsabilmente il proprio ruolo politico e istituzionale, soprattutto quando vengono sollevati dubbi su aspetti amministrativi che meritano la massima attenzione.
Ci dispiace che queste polemiche coinvolgano proprio il Progetto Exit, un’iniziativa dall’altissimo valore sociale, che interessa ragazzi con disturbo dello spettro autistico, le loro famiglie e tante associazioni del territorio. Proprio per questo, avrebbe dovuto essere tutelato con il massimo rigore, sia politico che amministrativo.
Il Sindaco, invece di ribaltare la questione e accusare chi chiede chiarimenti di fare politica del sospetto, dovrebbe rispondere nel merito delle questioni sollevate. Affermare che l’iter sia stato corretto non basta: la trasparenza si dimostra attraverso gli atti, le verifiche e le risposte documentate.
La leggerezza con cui si affrontano questioni così delicate è disarmante. Perché, se dovessero emergere irregolarità, le conseguenze potrebbero essere tutt’altro che marginali, con ripercussioni sull’Amministrazione e, soprattutto, sulla continuità di un progetto così importante.
Nessuno vuole compromettere il Progetto Exit. Al contrario, proprio il suo enorme valore sociale impone di non lasciare nulla al caso, di verificare ogni passaggio e di fugare qualsiasi dubbio, anche solo potenziale.
C’è poi un ulteriore aspetto che riteniamo particolarmente grave: l’utilizzo dell’immagine di un bambino in una vicenda che è diventata oggetto di uno scontro politico. Una scelta che consideriamo inopportuna e profondamente discutibile, oltre che priva della necessaria sensibilità. I bambini, soprattutto quando si parla di fragilità e disabilità, non devono diventare strumenti di comunicazione o di contrapposizione politica. La loro dignità, la loro riservatezza e la loro tutela devono venire prima di qualsiasi interesse o polemica. Su questo non possono esserci ambiguità: strumentalizzare, anche solo sul piano comunicativo, l’immagine di un minore è una scelta moralmente inaccettabile.
Se tutto è stato fatto correttamente, saranno gli atti a dimostrarlo. Se invece dovessero emergere criticità, sarebbe un problema serio, che non può essere liquidato come una strumentalizzazione politica.
La responsabilità di chi amministra si misura anche nella capacità di prevenire gli errori, affrontare le criticità e garantire la piena legittimità degli atti, senza cercare alibi o spostare il dibattito su altri piani.
La trasparenza non si difende attaccando chi pone domande, ma dando risposte. Perché tutelare un progetto sociale significa, prima di ogni altra cosa, garantirne la correttezza e la solidità amministrativa, nell’interesse dei ragazzi, delle famiglie e dell’intera comunità.