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Mandarà: “Vietato calpestare il Consiglio. Da noi atto di responsabilità”

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Piero Mandarà
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“La presenza in aula dei consiglieri d’opposizione ha portato a un paio di risultati fondamentali: la messa in sicurezza del bilancio dell’ente; e la garanzia del mantenimento dei processi democratici nei mesi che mancano da qui alla fine della legislatura”. Lo scrive in una nota il presidente del Consiglio comunale, Piero Mandarà, all’indomani dell’approvazione in aula delle variazioni e dell’assestamento di Bilancio. Senza l’esito del voto di giovedì sera, trattandosi di atti tecnici e improrogabili, il Consiglio sarebbe stato sciolto e commissariato. “In questo modo – spiega Mandarà – sarebbe venuto meno l’organo che esercita la funzione di controllo sulle scelte dell’Amministrazione comunale, nonché la massima espressione di rappresentanza dei cittadini. Saremmo andati incontro a una sospensione della democrazia che Santa Croce non poteva permettersi e che solo grazie al senso di responsabilità dei presenti abbiamo evitato”.

“L’astensione del sottoscritto – rimarca il presidente del Consiglio – è anche un gesto di doveroso rispetto per l’Ente e per il personale degli uffici, che ha lavorato alla redazione degli atti. Ma non rappresenta un messaggio d’apertura nei confronti dell’Amministrazione e del sindaco, veri responsabili di un disastro conclamato. In questa sede, e dall’alto del mio incarico, non mi presto a letture politiche che tutti i cittadini di Santa Croce sono nelle condizioni di poter fare; bensì ai rapporti che si sono determinati all’interno del civico consesso”.

“Non è naturale, tanto meno giustificabile, l’atteggiamento di prevaricazione mostrato in questi mesi dal sindaco Barone, che non ha mai tenuto conto delle proposte dei consiglieri comunali – di cui io mi faccio garante – finendo per calpestare l’esercizio delle loro funzioni. L’assenza di ieri durante la votazione è l’ulteriore conferma di uno snobismo cieco e insopportabile. Il Consiglio comunale – aggiunge Mandarà – non può e non deve rappresentare lo zerbino della giunta, da utilizzare all’occorrenza e solo per scopi urgenti e indifferibili dell’attività amministrativa. Non si può ridurre il Consiglio a un mero organo ratificatore di decisioni assunte altrove, e senza alcuna condivisione con chi rappresenta, alla pari del sindaco, la volontà popolare. La campagna elettorale ormai imminente, rischia di trasformare questa usanza in una deriva. Ma – conclude il presidente – rientra nel ruolo e nella sensibilità delle istituzioni saper scindere i due momenti, rendendo i rapporti più civili. Da parte dei consiglieri comunali e del sottoscritto non è mai mancato l’impegno e il senso di responsabilità. Ma il sindaco e i suoi assessori non possono “giocare” su questa cosa: coinciderebbe allo svilimento di un ruolo che non siamo più disposti a tollerare. L’unica arma di dissenso che ci rimane è il voto: lo useremo nelle modalità più opportune”.

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