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PASSERO SOLITARIO

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Per l’ultimo editoriale del 2015 ho scelto di mutuare l’ispirazione dal mio poeta preferito ai tempi (ahimè lontani!) del liceo, Giacomo Leopardi, ed in particolare dai versi del suo “Passero solitario”, perché rispecchia il mio stato d’animo in questi sgoccioli di anno. Il Poeta, infatti, dice di lui, piccola creatura che vive immerso nel frastuono della campagna in primavera: “Tu pensoso in disparte il tutto miri/ Non compagni, non voli/ Non ti cal d’allegria, schivi gli spassi/ Canti e così trapassi/ Dell’anno e di tua vita il più bel fiore”. Ma quella creatura altro non è che Leopardi stesso che esprime il proprio distacco, vuoi malinconico vuoi cinico, dalla gioventù e, quindi, dalla parte più bella ed intensa della vita.

Ebbene tutti noi abbiamo trascorso un 2015 complesso, difficile, sia sotto il profilo economico che politico, confusionario, contraddittorio, conflittuale, ondivago, a tratti illuminato da piccoli raggi di saggezza, euforia, serenità. Un copione che si ripete puntuale e perpetuo, qualunque tragedia umana si sia consumata nel frattempo: i politici che a turno ci “comandano” (anziché amministrare!) che ci dicono che tutto va bene e che l’anno prossimo sarà migliore; i grandi e drammi dell’umanità che vengono rispolverati per pulire le nostre coscienze e poi puntualmente riposti nei cassetti dei “se” dei “ma” dei “vedremo” dei “risolveremo” dei “provvederemo”…

Poche certezze con cui iniziare il nuovo anno, tutte foriere di un futuro dai colori grigi, come quello delle nostre grandi città assediate dall’inquinamento, dal sapore amaro, come quello del sale che i migranti respirano nella loro fuga attraverso l’Europa, dall’odore acre, come quello lasciato dai mitra che il terrorismo islamico scarica sull’Occidente opulento e laico, reo di essere soltanto l’antitesi dell’Oriente povero e mistico, dal suono stridulo, come quello dei cortei dei precari e dei disoccupati che invano e riempiono piazze, sputando la loro rabbia e le loro paure contro Palazzi del Potere con muri di gomma! Ed è quindi così che mi vedrà il nuovo anno: “quasi romito e strano al mio loco natìo, passo del viver mio la primavera/ Questo giorno ch’ormai cede la sera”.

A voi, invece, cari lettori, auguro di affondare il “pessimismo cosmico” leopardiano dell’anno vecchio in una coppa di spumante con i vostri cari tra canti, danze e lauti pranzi e di iniziare il nuovo anno con la consapevolezza di aver fatto il possibile e l’impossibile per resistere ed esistere. Buon 2016!

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