
Vittoria. Nel mezzo del caos, delle fiamme e delle esplosioni, c’è stato un uomo che ha deciso di non stare a guardare. Si chiama Angelo Roccaforte, ha 48 anni e venerdì, davanti a un incendio che avrebbe potuto trasformarsi in una tragedia, ha preso la sua autobotte e si è messo a spegnere le fiamme.
Non era lì per caso. Stava percorrendo la statale 115, diretto verso Comiso, quando ha visto una colonna di fumo. Ha fatto inversione e si è diretto verso l’incendio.
La scena era quella di un inferno: un furgone carico di bombole di ossigeno medicale era stato avvolto dalle fiamme e le esplosioni avevano seminato il panico tra i residenti. Il rogo aveva coinvolto anche alcune auto, una cabina elettrica e le abitazioni vicine.
Roccaforte non è un vigile del fuoco. È un privato che effettua consegne d’acqua in collaborazione con il Comune di Vittoria. Ma la sua autobotte, in quel momento, aveva tutto ciò che serviva per intervenire.
«Ho visto il fumo e sono andato sul posto di proposito», racconta a La Sicilia. Poi ha preso la manichetta e ha cominciato a buttare acqua, mantenendosi a distanza di sicurezza.
«A dieci metri l’idrante ci arrivava». E proprio lì si è consumata la parte più delicata del suo intervento. In uno degli appartamenti minacciati dalle fiamme c’erano due anziani. Entrare era impossibile, ma Roccaforte ha capito che poteva almeno impedire al calore e alle fiamme di raggiungere gli interni.
«Ho buttato l’acqua nel portone e nella serranda, in modo che non si bruciasse dentro. Ho raffreddato gli ambienti».
Non si è fermato. Ha bagnato porte, verande e soggiorni mentre gli abitanti, terrorizzati, si rifugiavano sulle terrazze.
«Ho cercato di fare tutto quello che era possibile fare». La cosa che colpisce, ascoltandolo, è che durante quei minuti Angelo non racconta di aver avuto paura. «Fin quando ero lì avevo i nervi calmi ed ero sereno. Sapevo esattamente quello che dovevo fare».
La paura, semmai, è arrivata dopo. Quando è tornato a casa e ha cominciato a vedere i video dell’incendio, ha realizzato davvero quanto fosse grave la situazione.
«La gravità l’ho capito dopo un paio d’ore che ero a casa e che ho visto dei video. Veramente poteva finire davvero male». Anche i vigili del fuoco, racconta, gli avrebbero riconosciuto di aver fatto bene a intervenire, perché il rischio che la situazione degenerasse era concreto.
Nel pomeriggio, verso le cinque, Roccaforte è tornato sul luogo dell’incendio. Stavolta a mente più fredda. E lì ha incontrato i residenti che aveva aiutato.
Lo hanno ringraziato. Qualcuno gli ha detto una frase che vale più di qualsiasi medaglia: «Roccaforte, se non c’era lei, oggi qua piangeremmo».
Un riconoscimento dal Comune? Angelo non sembra pensarci troppo.
«Penso di sì, ma non vivo di questo. Non vivo di gloria. È stata la soddisfazione di aver compiuto un bel gesto». E quando gli chiediamo perché lo abbia fatto, la risposta è disarmante: «Mi sono trovato al posto giusto al momento giusto». Poi aggiunge: «Penso che Dio mi ha dato questa forza di poter fare questo». A 48 anni, senza una divisa e senza aver ricevuto alcun ordine, Angelo Roccaforte ha visto il pericolo e ha deciso di intervenire. «Aiutare il mio popolo e aiutare Vittoria, io ce l’ho nel sangue».
Venerdì ha visto il fumo, ha fatto inversione, ha preso la manichetta e ha cominciato a buttare acqua. Un gesto istintivo, ma anche lucido, compiuto mentre intorno il quartiere viveva minuti di paura e confusione. In quei momenti ogni secondo poteva fare la differenza e la sua presenza ha contribuito a proteggere persone e abitazioni fino all’arrivo dei soccorsi.
Forse è proprio questa la storia dell’eroe per caso: quello che diventa eroe senza nemmeno accorgersene.
Fonte: La Sicilia