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Troppe assenze, replica di Giavatto e Robusti: “Che dire della Mandarà?”

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“Le nostre assenze, sette consecutive per la precisione, non sono nulla rispetto alle 60 (su 115 sedute) accumulate nel 2019 dall’ormai ex vicesindaco Maria Patrizia Mandarà. Le considerazioni del sindaco Giovanni Barone, ancora una volta, peccano di superficialità e malafede”. Lo dichiarano gli ex assessori Giovanni Giavatto e Adolfo Robusti. “Le dichiarazioni rese dal sindaco al quotidiano online Santa Croce Web, in cui il primo cittadino dichiara testualmente che “la cronica ma soprattutto volontaria assenza ingiustificata da parte di Giavatto e Robusti era diventata insostenibile agli occhi dei cittadini”, meritano una sola risposta: quella dei numeri. E i numeri evidenziano che l’assessore Patrizia Mandarà, nonostante le sessanta assenze maturate nel 2019 (di cui dieci consecutive, dal 13 novembre al 16 dicembre), non solo non è stata messa alla porta, bensì premiata con l’incarico di vice-sindaco, che adesso ha dovuto restituire in virtù dei nuovi equilibri. Ancora una volta, qualora ce ne fosse bisogno, emerge il discrimine nell’operato e nelle valutazioni del sindaco: amico con gli amici, censore con le teste pensanti”.

“Inoltre – continua la nota – ci preme sottolineare come il sindaco, sin dall’inizio del suo mandato, non abbia mai convocato una giunta in maniera formale, né a mezzo mail né a mezzo pec, e che gli assessori non abbiano mai informato telefonicamente della loro presenza. Pertanto rispediamo al mittente sia la teoria delle “assenze ingiustificate”, quanto la “provocazione inaccettabile” di cui discetta il sindaco in merito alla nostra partecipazione all’ultima riunione di giunta. Se queste regole fossero esistite, a pagare dovevano essere prima altri”.

“A proposito di “metodo” – prosegue la nota, condivisa dai consiglieri Mandarà, Galuppi e Cappello – Barone ha fatto di più, cancellando incontri e vertici di maggioranza utili alla dialettica interna e alla risoluzione dei problemi, e annientando qualsiasi forma di partecipazione attiva al processo decisionale. Di fronte a una cronica incapacità gestionale della cosa pubblica, il sindaco Barone farebbe meglio a tacere. Pensi, piuttosto, a risolvere le prime beghe della sua Amministrazione nuova di zecca, o a governare se ci riesce”.

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Redazione

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