Home News Cronaca L’indiano e la bambina, Petralia: “Non voleva rapirla, solo un caso mediatico”
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L’indiano e la bambina, Petralia: “Non voleva rapirla, solo un caso mediatico”

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In attesa del rimpatrio, previsto da un precedente decreto di espulsione da sempre ignorato, e di un processo in aula, Ram Lubhaya trascorre le sue giornate in un centro di accoglienza a Caltanissetta. Si tratta dell’indiano 43enne balzato agli onori della cronaca dopo Ferragosto per il presunto rapimento di una bambina di 5 anni sul lungomare di Scoglitti. Lubhaya, secondo l’iniziale accusa dei genitori e di alcuni testimoni, visibilmente alticcio, avrebbe preso in braccio la piccola e l’avrebbe trascinata con sé per un centinaio di metri, prima di essere intimato allo stop dai passanti e dai genitori stessi, impauriti. La cosa che ha fatto forse più clamore del rapimento, però, è la mancata convalida del fermo (per ben due volte) da parte del pm Bisello, che, dopo averlo interrogato sette ore in procura, ha deciso di lasciare l’indiano a piede libero, seppur indagato per “tentato sequestro di persona”.

Un caso che ha scombussolato tutta Italia: agli interventi critici di Meloni, Salvini e Gasparri, hanno fatto da contraltare, negli ultimi giorni, le versioni “aggiornate” di alcuni testimoni (secondo alcuni anche dei genitori) che garantirebbero di non aver mai visto la scena inizialmente descritta anche in un comunicato stampa delle forze dell’ordine. Dalle colonne di Repubblica, oggi, è intervenuto il pubblico ministero presso la procura di Ragusa, Carmelo Petralia, che fa chiarezza sul caso: il gesto dell’indiano, secondo Petralia, era “senza secondi fini”. Secondo il magistrato si è trattato di un caso “nato da un improvvido comunicato stampa” e frutto di “una campagna mediatica”. Il procuratore, che in quei giorni aveva polemizzato con il ministro della Giustizia Orlando, ritiene “tecnicamente sbagliato” il fermo operato dai carabinieri “per sequestro di persona”. L’ispezione ordinata dal ministero “è anche doverosa, ma su vicende così delicate si deve agire con serenità e non sull’onda di un’emotività incontrollata”.

E adesso che la bufera sembra passata, “il mio assistito è un po’ più tranquillo. Si è in parte rasserenato – spiega l’avvocato difensore Biagio Giudice -. Il mio auspicio che si possa chiarire tutto quanto prima e che il processo venga fatto dentro le aule di giustizia e non sui media”.

Ram Lubhaya
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