Grandi notizie per la fisica moderna e per gli amanti del brivido automobilistico. Sono finalmente partiti i lavori di ammodernamento della S.P. 60, ribattezzata per l’occasione “Ragusa – Malavita – Santa Croce Camerina”. Un’opera faraonica che promette rotatorie a Magazzè, carreggiate extralarge e persino la regimentazione delle acque piovane. Praticamente, l’Atlantide iblea sta per essere salvata.
C’è solo un piccolo, infinitesimale dettaglio tecnico: la viabilità alternativa. Gli scienziati che hanno progettato il piano hanno partorito un capolavoro ingegneristico: il senso unico in direzione Ragusa-Santa Croce. Chi deve scendere da Ragusa viaggia sul velluto; chi deve salire da Santa Croce verso l’ospedale del capoluogo, invece, viene spedito in un avvincente viaggio iniziatico lungo la ex SP 110 Magazzè-Spinazza. Il tutto per una durata prevista di ben due anni. Ventiquattro mesi di pura adrenalina.
Dagli uffici della burocrazia ci avevano rassicurato col pallottoliere: “Tranquilli, sono appena 1,4 km di deviazione, circa 4 minuti in più. Un ritardo fisiologico”.
𝐈𝐥 𝐦𝐢𝐫𝐚𝐜𝐨𝐥𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝟒 𝐦𝐢𝐧𝐮𝐭𝐢 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 “𝐭𝐫𝐚𝐳𝐳𝐞𝐫𝐚” 𝐝’𝐚𝐥𝐭𝐫𝐢 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐢
Cronometro alla mano, il test che è stato fatto sul percorso in modalità “Ghost Town” (zero traffico, zero code, nessun trattore all’orizzonte) dimostra che la matematica del Palazzo deve aver risentito del fuso orario. I chilometri in più sono diventati magicamente 2 o 3, e i 4 minuti si sono trasformati nel tempo minimo sindacale se si spinge sull’acceleratore.
Sì, ma quale acceleratore? Chiamarla “strada alternativa” è un insulto alla categoria. Quella che i tecnici presentano come un’arteria viaria è, nella realtà dei fatti, una trazzera in piena regola. Parliamo di una pista rurale dove le dimensioni contano: in tantissimi punti la carreggiata si stringe così tanto che due macchine contemporaneamente non sono fisicamente in condizione di transitare. O passa uno, o passa l’altro. Se si incrociano, si rischia il blocco totale.
Dall’amministrazione comunale ci fanno sapere, fieri, che la pulizia delle erbacce è stata fatta. Ottimo, ora i conducenti avranno una visuale perfetta per ammirare il vero disastro: un manto stradale disastrato, buche profonde come crateri e margini delle carreggiate totalmente distrutti. Perché riparare l’asfalto prima di dirottarvi migliaia di auto quando si può semplicemente tagliare l’erba? Il proverbio italiano dice “𝐦𝐞𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐭𝐚𝐫𝐝𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐦𝐚𝐢”, ma in corsia d’emergenza, forse, non hanno letto lo stesso libro di aforismi.
𝐀𝐳𝐢𝐞𝐧𝐝𝐞 𝐩𝐞𝐧𝐚𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐞 𝐞 𝐢𝐥 𝐝𝐫𝐚𝐦𝐦𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢
Il problema vero è che oltre ai pendolari c’è un intero tessuto economico e sociale che rischia il collasso. Le tantissime aziende agricole che operano e insistono in quel tratto saranno pesantemente penalizzate da questo imbuto impraticabile. Viene da chiedersi: a tutte queste attività diciamo di mettere tutto in stand-by e ci rivediamo direttamente tra due anni?
Per non parlare dei residenti della zona, che sono tutt’altro che pochi. Il pensiero che circola tra le famiglie del “famigerato tratto” oscilla tra la disperazione e l’ironia amara: «Noi residenti che facciamo, ci diamo alla clausura o acquistiamo un elicottero privato per andare a fare la spesa o recarci al lavoro?». Domande legittime di chi si sente improvvisamente prigioniero in casa propria. E questo accade nonostante sia il Sindaco che il Deputato si preoccupino di infondere serenità. Una serenità puramente teorica che sbatte contro la realtà dei fatti: la netta sensazione è che qualcuno non abbia fatto i compiti a casa. Non vogliamo pensare che chi di competenza abbia deciso e agito con totale leggerezza e noncuranza, ma le rassicurazioni non bastano e i fatti parlano da soli.
𝐀𝐦𝐛𝐮𝐥𝐚𝐧𝐳𝐞 𝐞 “𝐓𝐞𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐑𝐞𝐥𝐚𝐭𝐢𝐯𝐢𝐭à” 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐢𝐥 𝐒𝐢𝐧𝐝𝐚𝐜𝐨-𝐃𝐞𝐥𝐞𝐠𝐚𝐭𝐨
Ma la vera perla di questa commedia dell’assurdo riguarda i mezzi di soccorso. Il Sindaco Peppe Dimartino, anche in qualità di Consigliere provinciale con la delega ai lavori pubblici, ha clamorosamente sbagliato non solo il ‘verso’, ma proprio il ‘senso’ di marcia.
La logica elementare direbbe che le emergenze cliniche partono da Santa Croce Camerina per raggiungere i reparti specializzati di Ragusa, e non viceversa. Se un cittadino viene colpito da infarto o subisce una frattura o un trauma grave, la corsa contro il tempo del 118 punta dritto verso l’Emodinamica o l’Ortopedia d’urgenza del Giovanni Paolo II di Ragusa. Presidi d’eccellenza che, è bene ricordarlo, non sono presenti al pur vicino ospedale ‘Guzzardi’ di Vittoria. Ma a quanto pare, per chi siede sulla poltrona di Consigliere provinciale con la delega ai lavori pubblici, l’urgenza di invertire la rotta non è pervenuta. Il Sindaco non è riuscito a far valere il peso del nostro territorio al tavolo tecnico, fallendo nel tentativo di modificare il provvedimento sul senso unico e lasciando la nostra comunità priva di una reale difesa strategica.
D’altronde, è lo stesso identico schema già visto con la viabilità tra Marina di Ragusa e Casuzze: quel tratto è percorribile a senso unico solo in direzione Marina, mentre chi si trova a Casuzze e deve spostarsi nell’altra direzione è costretto a subire un percorso allungato a causa della deviazione. Esattamente la stessa assurdità: da Ragusa a Santa Croce si scende fluidi a senso unico, mentre da Santa Croce verso Ragusa — ovvero la rotta vitale verso l’ospedale per i soccorsi d’urgenza — bisogna deviare sulla trazzera, allungare i tempi e mettere a rischio le vite. Cambiano le strade, ma il risultato è identico: i flussi preferenziali favoriscono sempre gli altri (ovvero i ragusani), costringendo i santacrocesi a giri panoramici anche quando si tratta di salute. Lo sappiamo, noi siamo sempre pronti a chinarci davanti ai cugini del capoluogo.
𝐋’𝐢𝐦𝐛𝐮𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫𝐟𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐞 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐫𝐩𝐨 𝐝𝐢 𝐏𝐨𝐥𝐢𝐳𝐢𝐚 𝐦𝐮𝐧𝐢𝐜𝐢𝐩𝐚𝐥𝐞 𝐡𝟐𝟒
Provate ora a immaginare la scena nelle ore di punta. Centinaia di auto incolonnate in un imbuto di 3-4 chilometri, bloccate dietro a un mezzo agricolo. Perché quella trazzera è la via per antonomasia di trattori e mietitrebbie. Per gestire questo inferno quotidiano non basteranno i cartelli stradali: ci vorrebbe un’intera squadra della Polizia Municipale fissa sul posto, impegnata h24 a dirigere un traffico surreale e impossibile tra auto, camion, residenti esasperati e mezzi agricoli.
E se la logistica non fosse già abbastanza complessa, siamo pur sempre in Sicilia. Lungo quella lingua di asfalto sgangherato transitano periodicamente, in piena transumanza, intere greggi di pecore, capre e mucche vaganti. Cosa facciamo se un gregge decide di occupare la trazzera durante un’emergenza medica del 118? I vigili urbani dovranno fare i miracoli o il conducente dell’ambulanza dovrà sfoderare i poteri di Mosè e aprire le acque ovine per far passare la barella, sperando che le capre si mostrino collaborative? Nel frattempo, se incrociate gli operatori del 118, non chiedetegli come va. Sono già abbastanza entusiasti così.
Davanti a queste preoccupazioni concrete, la risposta dell’amministrazione non può essere la chiusura a riccio, ma dovrebbe essere l’ascolto. La buona politica vive di pragmatismo e buon senso, doti che in questa mappa stradale sembrano essere finite fuori strada. Nel frattempo, speriamo che l’ambulanza non rimanga incastrata nei prossimi due anni tra un trattore, una buca profonda e un montone. D’altronde, i saggi antichi dalle nostre parti lo dicevano sempre: «𝐔 𝐩𝐢𝐜𝐜𝐢𝐨𝐭𝐭𝐮 𝐩’𝐮𝐧 𝐟𝐚𝐫𝐢 𝐮𝐧 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐮, 𝐧’𝐡𝐚 𝐟𝐚𝐫𝐢 𝐭𝐫𝐢». Speriamo solo che a furia di allungare passi e percorsi, la nostra salute non rimanga imbottigliata nella trazzera.